Ultravox: Brilliant

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So che è un errore giudicare un album dopo il primo ascolto, ed infatti ho atteso qualche giorno prima di dire la mia su Brilliant, l’ultimo disco dei mitici Ultravox. Sono certa che di loro non sia necessario dare troppe notizie: sono mitici e basta. Va ricordato tuttavia che dall’ultimo lavoro in studio della band con la line-up classica (Lament) sono trascorsi ben 28 anni; nel 2009, con il tour Return To Eden, i nostri si erano ripresentati al pubblico con quella line-up, riscuotendo per altro un successo notevole (http://www.versacrum.com/vs/2009/05/ultravox.html). Molta attesa quindi per l’album che, uscito il 29 maggio, avrebbe dovuto rappresentare il vero ‘grande’ ritorno. Ma qualcosa non ha funzionato, e Brilliant purtroppo si è rivelato, a mio avviso, un’autentica delusione. Il genere non è cambiato così come lo stile: ma in realtà credo di non aver mai sentito, in tutta la carriera degli Ultravox, una tale collezione di tracce così totalmente irrilevanti da fare quasi tristezza. Si comincia in verità con una di quelle da ‘salvare’, “Live”, che in effetti ha così tante caratteristiche dello stile dei migliori Ultravox – incluso un ‘Oh oh oh’ a gola spiegata che provoca molti rimpianti! – da far quasi ben sperare. Ma subito dopo, “Flow” suona davvero banale nel suo mood elettronico pomposo, fuori ‘moda’ ormai da anni. La title track, di nuovo, non è male: un pop elettronico nello stile ‘romantic’. Ma il sollievo dura poco, “Change” ci riporta alla triste realtà di una melodia che vorrebbe essere drammatica ma risulta solo anonima. “Rise” che, in qualche punto, usa quelle tonalità ‘metalliche’ del synth che possono ricordare – alla lontana! – proprio il buon Foxx, in effetti ci presenta una formula elettropop che più convenzionale di così si muore, mentre “Remembering” è abbastanza gradevole per una riuscita melodia al pianoforte dal sapore romantico ed intimista che accompagna un canto non ‘futile’. Da qui in poi, purtroppo, dilaga la ‘canzonetta’: su “One” stendiamo un velo pietoso, sembra un’imitazione malriuscita degli Spandau Ballet, “Fall” con il suo incedere lento, forse vorrebbe somigliare a “Vienna”… lasciamo perdere. Di tutte le reunion che stiamo vedendo, proprio quella dei mitici Ultravox doveva risultare così vana?

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2 comments

  1. giacomo 7 settembre, 2012 at 16:28

    Giudizio troppo severo, a mio parere. Da accanito fan, temevo molto questo disco, perché quando si sono fatti dei capolavori assoluti come Rage in Eden e Quartet e dei grandissimi album come Vienna e Lament, la possibilità di fare molto peggio è più che una possibilità. Poi il lungo tempo di assenza ha contribuito ad ammantare di un velo di mitica leggenda il gruppo, sai nella sua “classica” line up, che nella versione foxxiana.
    I primi ascolti del disco hanno confermato i miei timori: non vedevo lo stigma del capolavoro, di conseguenza non riuscivo neanche a distinguere se almeno fosse un buon lavoro o meno. Inoltre, non so perché, non riuscivo neanche a scrollarmi di dosso il paragone con quelli che a mio parere sono i loro eredi morali, ossia i Muse (non tanto per le sonorità e la strutturazione dei pezzi, ma per i timbri emozionali che le due band hanno in comune: epica, energia, senso del trascendente e del “misterioso”; nonché un melodismo di eccezionale caratura), e anche di fronte a lavori come The resistance, Blach holes, Absolution (e una buona metà di Origin of simmtry), questo Brilliant appare decisamente “minore”.
    Mi è sembrato un lavoro essenzialmente incompiuto, dove molte buone idee sono rimaste come sospese a metà, non sviluppate. Arrangiamenti spesso banali (ma quanto pianoforte inutile), pochi suoni originali (altro marchio di fabbrica dei vecchi Ultravox), poche variazioni sul tema, pochi cambi di velocità.
    Tuttavia, anche io devo dire che, ascolto dopo ascolto, ho smussato alcuni spunti critici. Resta la considerazione di base che poteva essere un lavoro condotto meglio, ma se lo paragono a quello che in media gira oggi (vedi anche i tanto acclamati Editors o Killers), questo Brilliant alla fine si alza di una spanna sulla media dei contemporanei. Certo, restano sempre un paio di pezzi di troppo (io salto regolarmente Hello e Fall), ma ditemi se Live, Remembering (qui siamo ai livelli di Your name), Lie, Change, Contact non sono delle ottime canzioni.
    Oserei sperare che se Ure e compagni avessere ancora un’altra possibilità, liberi dall’ansia di fare un disco per un “grande ritorno” forse sarebbero in grado di produrre qualche altra perla.

  2. Mrs. Lovett 8 settembre, 2012 at 21:02

    Si…forse sono stata severa ma mi pare che le cose che abbiamo detto alla fin fine si somiglino abbastanza, e sono cose che possono dire soltanto dei fan ‘accaniti’.Sai, tutte le reunion ed i ritorni che si sono visti ultimamente mi hanno fatto riflettere parecchio, forse perché, per un fatto – ahimè! – anagrafico, ho potuto seguire un po’ tutti i grandi fenomeni della new wave/post punk nel momento culminante della loro carriera: molti di loro hanno impresso in me un segno indelebile. Gli Ultravox sono stati un mito, credo sia incontestabile: hanno lanciato uno stile unico, che aveva tutti i numeri per diventare ‘popolare’ ma, con la loro intrinseca eleganza ed il loro intellettualismo sottile, hanno saputo disegnare un universo prezioso dove ci siamo sentiti tutti un po’ ‘élite’… Sono passati troppi anni e molte di quelle peculiarità che hanno reso loro così straordinari, oggi nella musica sono diventati clichés, con i quali è rischioso giocare se è venuta a mancare la creatività. Ebbene, ecco il grande timore….

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