Desdemona: Endorphins

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Considerati in patria uno degli acts più rappresentativi in ambito indipendente, i polacchi Desdemona giungono con Endorphins al traguardo del quarto album, la gestazione del quale ha assorbito gli intieri due ultimi anni. Agnieszka Lesna e compagni, attivi dal 1996, hanno maturato uno stile sufficientemente personale, il quale si riversa in un electro dalle forti connotazioni rock, andando a coprire un range sonoro ampio, con riferimenti che possono venir individuati in Fear Factory, Pain, Nachtmar e, per le situazioni più rilassate, In Strict Confidence. Avendo l’insieme appoggiato dal vivo Katatonia e Type O Negative, l’assorbimento di sostanze riferibili al gothic metalleggiante lo si riscontra in alcuni passaggi di Endorphins, lavoro che è caratterizzato dalla prova decisa della cantante (paragonarla ad una sorta di Shirley Manson meno glamour e più audace in certe sue espressioni potrebbe parzialmente identificarne lo stile espressivo), senza per questo, sarebbe grave errore!, sminuire l’apporto fondamentale di Robert Plaskowski, Krzysztof Chorazy e Szymon Swierczynsky, infaticabili edificatori di un sound squarciato da scariche electro e movimentato da un percussivismo a tratti marziale. Volendo scendere nei dettagli, “Poison” è un episodio, non l’unico, davvero notevole: lento e scosso da sferzate chitarristiche, si sviluppa in un contesto avvolgente ed ipnotico, circolare come le volute che salgono pigre al soffitto, mentre la mente si sperde in visioni sfocate i dettagli delle quali non saranno mai chiari; “Jealous sky” si chiude con un mantra dark, “Devil’s game” è classica (anche troppo…) goth elettrica da dance floor, ma il suo andamento robotico riesce infine a farsi piacere (l’irresistibile ritornello compie il suo dovere!), “Let’s play love” convince al secondo (anche al terzo…) ascolto, certe cosucce meglio lasciarle agli ISC che possiedono un tasso tecnico ben superiore, i polacchi riescono comunque a guadagnarsi la sufficienza ed a non sfigurare nel confronto probante, “In flames” ed “Euphoria” (a parte i chitarroni industrial a la Fear Factory sulla prima ed il solito ritornello ultra-catchy sulla seconda) non incidono granchè, “XXX” chiude Endorphins condensando nei suoi cinque minuti tutto lo stile Desdemona. Dubbio residuo, ben chiaro ed insistente: riusciranno i nostri a ritagliarsi uno spazio nel caotico e ribollente calderone ch’è il music business contemporaneo, distratto da una messe d’uscite ingiustificata? Lo meritano, alla luce delle buone qualità evidenziate, non dipende poi, pur troppo, solo da queste.

Per informazioni: www.vonleibnitz.de
Web: http://www.desdemona.com.pl
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