Die Vanity: Ordinary death of something beautiful

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I facili entusiasmi che l’ascolto di un bel disco può suscitare sono sentimento benedetto, in quest’epoca di ascolti usa-e-getta che non lasciano spazio per approfondimenti, nel caso dei Die Vanity e del loro debutto su lunga distanza Ordinary death of something beautiful (la loro prima uscita in assoluto si titolava “Objects in mirror are closer than they appear”, evidentemente prediligono formule di presentazione estese) la bontà dei contenuti viene confermata anche dopo aver più volte schiacciato il tasto play. Il disco consta di undici episodi ove emerge una schietta inclinazione all’introspezione, con una vena romantica che segna ogni uno dei capitoli che vanno a comporre la track-list. La riconoscibile voce del bravo interprete Federico Cardinale rende oltremodo apprezzabili “Insert coin”, “Kill vanity”, la title-track e la cadenzata “Something wrong”, segnando qualche punto di contatto con quanto proposto dai connazionali Bloody Mary e Vlad In Tears. Eccellente il lavoro svolto dalla coppia d’asce Andrea Machetta e Fabrizio Di Munno, mentre la sezione ritmica (Andrea Traversa al basso ed Anselmo Zoccali alla batteria) certo non si risparmia, sia nei frangenti più spinti che in quelli più introspettivi. Certo che ulteriori passi vanno ancora compiuti e che la completa maturità è ancora da raggiungere (la ballatona “What we call love” aderisce troppo alle svenevolezze hair metal ottantiane), Ordinary death of something beautiful dimostra comunque una già più che sufficiente padronanza di mezzi ed un bagaglio di idee da sviluppare in futuro.

Per informazioni: www.myspace.com/dievanity
Web: http://www.logicillogic.net
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