Marino Alberto Balducci: Inferno. Scandaloso mistero

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Non abbiamo potuto non essere attratti dal progetto di Marino Alberto Balducci, eminente studioso di ermeneutica, che ha collaborato con varie Università, fra cui quella di Firenze e quella americana del Connecticut, ed è considerato uno dei più fini dantisti italiani. Oltre ai suoi lavori di saggistica, Balducci si è dedicato con successo alla poesia, come dimostrano, per esempio, le raccolte Rapsodie Indiane e Il mare di latte. Stiamo in sostanza parlando di un personaggio di spicco nella nostra cultura e che molto ha da dire nel campo delle ‘belle lettere’. Perché abbiamo deciso di interessarcene? Da qualche tempo è uscito per MJM Editore il suo romanzo iniziatico Inferno. Scandaloso mistero, una lettura di rilevante impegno di cui vale decisamente la pena di parlare per l’idea ambiziosa nonché bizzarra su cui esso si basa: attualizzare la Divina Commedia riscrivendola, per così dire, in un linguaggio moderno e personale, per non lasciarla confinata entro i polverosi scaffali delle nostre scuole superiori ma per renderla fruibile ad un normale pubblico di lettori dotati di una sensibilità diversa rispetto all’epoca in cui fu scritta. Un’aspirazione del genere poteva ovviamente nutrirla soltanto un profondo conoscitore della materia che, soprattutto, abbia posto dei punti fermi relativamente all’interpretazione del mastodontico capolavoro dantesco, da secoli oggetto di indagine ed analisi da parte di studiosi di tutto il mondo. Balducci ha raggiunto il suo obiettivo e la versione che ci propone è originale quanto affascinante: il ‘cammino’ che Dante metaforicamente compì attraverso il mondo dell’aldilà superando i diversi ‘status’ delle anime fino ad arrivare alla beatitudine diventa qui una sorta di indagine psicologica dove l’inferno è il male che alberga in ogni essere umano e che tuttavia può essere conosciuto, compreso e, sia pure con molto impegno, superato. L’autore che, ad oggi, ha pubblicato soltanto il volume ispirato alla prima delle tre cantiche ma conta di far uscire anche gli altri due, simula un viaggio in tutto e per tutto simile a quello dantesco, in pratica si identifica con il Sommo Poeta e ne ripercorre fedelmente i passi. Come lui incontra, in una ‘selva oscura’, la guida razionale di Virgilio, che lo scorta e gli fornisce indicazioni su ciò che vede ed i personaggi in cui si imbatte; come nella Commedia dialoga con i dannati e ne ottiene notizie, predizioni e quant’altro possiamo ricordare dai nostri studi classici. Il contenuto dell’Inferno, si ritrova dunque per intero, ma quanto mutato il testo rispetto all’originale! Gli immortali versi che, un tempo, abbiamo mandato a  memoria sono sostituiti da una libera prosa poetica in verità assai suggestiva per quanto, ovviamente, attualizzata con l’uso di un linguaggio moderno ed accessibile a noi: non dimentichiamo che Balducci è comunque un dotato poeta e riesce piuttosto brillantemente a conciliare la propria ‘vocazione’ con la struttura geniale ideata da Dante.

Capitolo dopo capitolo la meraviglia cresce per il talento ‘visionario’ dell’autore la cui fervida fantasia colora di tinte forti, spesso violente, le immagini riferite all’aldilà, molto più di quanto un uomo medioevale, con la sua mentalità intrisa di principi religiosi, potesse mai concepire. Nel lungo percorso che conduce lì dove sappiamo, il male si presenta in manifestazioni oscure e raccapriccianti, quasi da letteratura dell’orrore, oppure in forma ripugnante e disgustosa – a volte la descrizione delle pene dei peccatori o dei contesti nei quali essi espiano le loro colpe richiede uno stomaco davvero forte! – che il linguaggio scurrile rende in modo assai vivido: questo ‘inferno’  ogni tanto sembra provenire dalla penna del marchese De Sade. Tuttavia anche nelle abissali oscurità in cui anime umane, sprecate dietro scopi malefici, si logorano in eterno appaiono aspetti grotteschi e bizzarri che suscitano il riso: una caratteristica di eterogeneità che nella Commedia era altrettanto presente e che è forse il tratto tipico di ogni forma maligna quando, avendo raggiunto il culmine del dramma, può anche ribaltarsi nel suo opposto. Il male infatti non può avere una ‘faccia’ sola e, benché sia lontano da ogni satira, contiene in sé disperazione e sofferenza da un lato e ilarità  e scherno dall’altro, rispecchiati dal suo essere sepolto in una posizione comica e umiliante. Alla fine del cammino, appena prima del superamento di ciò che è più in basso e del proseguimento inevitabile verso il bene, troviamo così Lucifero in persona: ripugnante anche lui come molto di ciò che abbiamo fin qui osservato, ma, come si accennava, non fa paura. Il diavolo è schifoso ma non ha forza, è brutto ma fa ridere, anzi fa quasi pena perché è prigioniero del suo stesso male ed il potere che ha è inferiore a quello di qualunque bestia priva di intelletto che tuttavia possa muoversi e sia padrona del proprio corpo. Questi aspetti sono qui ancora più evidenziati che in Dante, nel quale l’immagine visiva del demonio ha più che altro caratteristiche di staticità e, sul piano emotivo, incide meno dell’impegno posto dai due pellegrini per uscire dall’inferno aggrappandosi al corpo di Lucifero. Comunque, sia per Balducci che per il suo illustre predecessore, alla fine di questo ‘viaggio’ l’anima umana può liberamente avanzare verso la perfezione acquistando una nuova maturità e la consapevolezza che, in effetti, è il bene a far parte della natura dell’uomo e non il suo opposto. In effetti la Commedia di Balducci non si allontana dalle conclusioni cui arrivò lo stesso Dante con gli strumenti che aveva a disposizione. Ma la sua versione, oltre che modernizzata è anche, per così dire, ‘laicizzata’, in quanto alleggerita degli stereotipi dottrinali che facevano dell’originale un’opera tipicamente medioevale.

Vale la pena di soffermarsi un attimo sulle illustrazioni ideate da Marco Rindori, noto pittore ed artista grafico, che qui è riuscito ad interpretare ed a trasporre alcune delle visioni che l’autore ha descritto a parole: si tratta di suggestive immagini in bianco e nero, alcune delle quali di una forza impressionante, altre malinconiche ed oscure. Esse completano ed impreziosiscono il volume che, nel suo insieme, credo debba essere, più che letto di un fiato, usato come una sorta di scrigno da aprire ogni tanto, traendone di volta in volta quel piacere che una penna intelligente e fantasiosa sa procurarci.

Marino Alberto Balducci “Inferno. Scandaloso mistero”, Mjm Editore, pag.780, euro 18

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