Patrick McGrath: L’estranea

0
Condividi:

E’ da poco uscito L’estranea, l’ultimo lavoro di Patrick McGrath, il genio della letteratura neogotica inglese e, da fans di vecchia data di questo autore (http://www.versacrum.com/vs/2003/10/patrick-mcgrath.html), non potevamo non dire la nostra. Come è noto, McGrath che, stando a quanto da lui stesso raccontato, ha rinunciato a seguire le orme del padre psichiatra per dedicarsi alla scrittura, ha scelto come principale tematica delle sue opere l’esplorazione della mente umana e l’analisi delle nevrosi in svariate forme, soprattutto quelle originate in ambito familiare, mettendo a frutto così le esperienze acquisite seguendo il genitore nel suo lavoro. In tale settore ha prodotto romanzi che sono considerati da tutti insuperabili e che, in Italia, hanno goduto di una discreta popolarità: Grottesco, Il morbo di Haggard, Spider, Follia. Tuttavia, per amore di verità, bisogna evidenziare come con quest’ultimo libro che, magari per le caratteristiche della storia d’amore che veniva narrata, è stato quello con maggior seguito, il lavoro di McGrath abbia iniziato ad appannarsi un po’: forse i limiti che egli si era posto sono andati a detrimento dell’originalità. Il problema è emerso chiaramente con i successivi Port Mungo e Trauma, a mio avviso decisamente di minor valore rispetto alla produzione precedente.

Oggi L’estranea ci presenta la vicenda drammatica di Constance e Sidney e del loro matrimonio, fin dal principio minato dalle complesse condizioni psicologiche della donna: essa infatti, turbata da un’infanzia infelice e priva di amore, da sempre è tormentata dal confronto con la sorella minore Iris, dal carattere più socievole e disinvolto. Per la narrazione l’autore ha scelto di alternare i due punti di vista della moglie e del marito, rappresentando gli eventi sotto le due diverse prospettive: la voce parlante muta così ad ogni capitolo consentendoci di seguire la storia con obiettività. Il dramma di Constance si sviluppa man mano che il lettore apprende i punti di svolta della sua esistenza: la perdita della madre in età giovanile, il rapporto conflittuale con un padre medico severo e autoritario che per lei non ha mai un gesto d’affetto e si interessa esclusivamente di quanto accade alla figlia minore, un ambiente tetro e privo di gioia, circondato da paesaggi desolati e ‘controllato’ dalla domestica Mildred, una sorta di vestale del dolore che si è sempre occupata delle necessità della famiglia e ora si prende cura dell’anziano rimasto solo. A causa del vuoto interiore che i tormentati anni dell’infanzia hanno causato, Constance è diventata un’adulta nervosa ed ipersensibile e non deve meravigliare il fatto che essa instauri una relazione sentimentale con un uomo assai più maturo di lei e lo sposi, coinvolgendolo nelle sue intricate vicende familiari e trasferendo su di lui l’irrisolta conflittualità con il genitore. La scoperta di un tragico segreto che riguarda la sua nascita diviene per lei insostenibile e fa rapidamente precipitare la situazione. Per una volta – fatto non frequente nei libri di McGrath – la conclusione della storia resta aperta e il finale drammatico si può soltanto intuire.

Come si vede, anche in L’estranea il nucleo del romanzo è un trauma che ha determinato una grave nevrosi; protagonista è, ancora una volta, una figura femminile sofferente perché provata da una storia personale dura e difficile. In questa donna, l’autore ha concentrato l’intero repertorio delle dinamiche psicologiche già viste nelle sue opere: il trauma da abbandono, le difficoltà con il padre e anche con la madre, che è scomparsa senza poter spiegare i suoi ‘reprensibili’ comportamenti, competizione e confronto con la sorella preferita in famiglia, riluttanza ad accettare la verità sulle proprie origini. Questo ‘sovraccarico’ di traumi mette ovviamente il personaggio di Constance a rischio di inverosimiglianza. Quasi risulta più riuscita la figura del marito, con tutti i suoi dubbi e lo scoramento per non saper sorreggere la moglie nella lotta con i mostri della sua mente.

Con i consueti tocchi gotici è rappresentata la casa in cui la protagonista ha trascorso l’infanzia e dove il padre, un tempo crudele e ora invece piuttosto patetico, colpito com’è da una forma di demenza che suscita solo pietà, concluderà in ‘irata’ disperazione i suoi giorni. Questo aspetto però non riesce del tutto a soffocare la sensazione che la scrittura, per McGrath, sia divenuta un meccanico mestiere, per mascherare una fondamentale carenza di inventiva. Da anni ormai McGrath resta ancorato a queste tematiche e la tecnica dello scavo psicologico e della ricerca del trauma ‘originario’ non riserva più alcuna sorpresa. L’atmosfera gotica e decadente che ha fatto di Grottesco o de Il morbo di Haggard inarrivabili capolavori sembra  essersi alquanto affievolita, a favore di una maggiore attenzione concessa ai rapporti d’amore ed alle passioni infelici con il rischio ad ogni piè sospinto di scivolare fastidiosamente nel ‘feuilleton’.

L’estranea rimane comunque un’opera con un suo fascino e non mancherà di interessare i lettori che non conoscono i libri precedenti di questo scrittore. Noi storici ammiratori di McGrath ci auguriamo che egli non esiti a mettere nuovamente alla prova il suo talento senza sentirsi costretto a scrivere ciò che forse crede il pubblico si attenda da lui.

Patrick McGrath “L’estranea”, Bompiani 2012, pag.240, € 18,50

Condividi:

Lascia un commento

*