Your Tomorrow Alone

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Non sazio, riascolto Ordinary lives degli Your Tomorrow Alone. Gradevole disco di doom metal gothicheggiante, capace però di sorpenderci con aperture progressive dal gusto squisito. Un’opera che poco ha di ordinario, obbligatorio quindi indagare più a fondo.


Ordinary lives potrebbe venir frettolosamente catalogato come doom, eppur non mancano componenti più articolate, riconducibili alla lezione imprescindibile, per noi italiani, di Klimt 1918 e Novembre. E pure un recondito spirito prog che eleva ulteriormente la cifra artistica delle vostre composizioni. Quali sono le vostre fonti? Le condividete appieno come gruppo?

Lo stile della band nasce dalla commistione di svariate influenze, apportate e condivise da tutti i componenti della band. La matrice gothic doom albionica è da considerarsi fondamentale per il nostro sound, ma a questa si aggiunge, come hai giustamente notato, un’impronta tutta italiana, dettata dalle ottime band romane che hai citato e non solo, nonché dalla scena progressive rock degli anni ’70.

Come si sono formati gli Your Tomorrow Alone?

La band è nata nel 2009, da un’idea di Marco Priore, il chitarrista e principale compositore, ed Eugenio Mucio, attuale cantante growl. Dopo un periodo di assestamento e vari cambi di line up, la band ha trovato un suo assetto stabile con Giovanni Sorgente alle clean vocals, Gianpiero Sica al basso, Daniele Ippolito alla batteria e Giovanni Costabile alle tastiere. Con questa formazione, abbiamo registrato un demo nel 2010 che ha destato l’attenzione di alcune case discografiche, tra cui My Kingdom Music, con la quale abbiamo deciso di collaborare per la promozione e distribuzione di Ordinary Lives, il nostro disco d’esordio. Attualmente abbiamo appena annunciato l’entrata in line up di Daniele De Santis, secondo chitarrista.

La copertina mi ha incuriosito… A tratti in Ordinary lives risuonano riferimenti ai canoni cari agli Opeth, è pura coincidenza che quell’albero campeggi sulla cover del vostro disco?

La copertina di Ordinary Lives è stata realizzata da Sergio Monfrinotti (Adhiira Art), un ottimo grafico di Roma, nonchè chitarrista dei Raving Season. Quando ci propose l’opera nella sua versione definitiva, gli Opeth non avevano ancora svelato la cover di Heritage, quindi il fatto che le due copertine siano dominate da un albero, per certi versi simile sebbene non uguale, è stata una divertente coincidenza. Quando gli Opeth pubblicarono la copertina, ci telefonammo tutti e ci dicemmo “abbiamo la cover quasi uguale, è incredibile!!!”.

Fra i miei peferiti, “Guilty”. Gran titolo e bellissima canzone, con un tocco vagamente grunge a la Alice In Chains…

“Guilty” è uno dei brani che, a leggere le recensioni, sembra essere piaciuto di più. Un pezzo energico e variegato che ci piace suonare dal vivo. Ha una struttura interessante e ci fa piacere tu abbia riscontrato delle venature che si distaccano dai canoni del genere. Gli Alice in Chains sono stati e sono tutt’ora una grande band, tra le più influenti del movimento grunge. Sebbene non rientrino tra le nostre influenze principali, ci piacciono particolarmente.

Cosa esprimete attraverso i vostri testi. Ritenete l’apparato lirico complementare a quello strumentale, ovvero le parole assumono un significato ed un ruolo più definito ed importante?

I testi hanno lo stesso valore delle parti strumentali, tant’è vero che vengono strutturati “in parallelo” agli arrangiamenti musicali. In particolare, su Ordinary Lives, i testi sono stati scritti da Eugenio Mucio e Daniele Ippolito. Sono state fonti di ispirazione, esperienze e vissuti personali e per questo, ciò che trasuda dai nostri brani è un vortice di emozioni e sensazioni profonde che fanno continuamente oscillare tra gioia e dolore. Tutto ciò che può farti sentire vivo e scuoterti allo stesso tempo, tutto ciò che può scavarti nell’anima è espresso nei nostri testi.

Utilizzate le doppie voci, pulita ed aggressiva, una formula che evidentemente ritenete ancora valida, anche se abbondantemente sfruttata.

Utilizzare due voci così diverse è utile per esprimere emozioni e stati d’animo differenti, a volte opposti. In questo modo riteniamo sia anche più facile fondere stili musicali diversi. Sicuramente è una strada già battuta da diversi anni, anche se molte band preferiscono alternare al growl una voce femminile. Inoltre, Giovanni ha un modo di cantare che si discosta dai classici canoni metal, ispirandosi più che altro al rock progressivo italiano.

Qual è il vostro parere riguardo la letterale esplosione mediatica che il doom sta vivendo in questi mesi? Da genere di assoluta nicchia, pare esser assurto a protagonista delle cronache metal. Vi sono dei gruppi, tra quelli che recentemente hanno pubblicato il loro debutto, che ritenete particolarmente interessanti? E fra quelli storici rientrati sulle scene (Saint Vitus, ad esempio)? V’è chi teme che presto tutto rientri nell’alveo dell’underground, e chi addirittura lo auspica, forse temendo (magari anche a ragione) che si possa perdere l’alone di incorruttela che ha sempre contraddistinto la musica del destino?

Certamente, è evidente che in questo periodo sia rinato un certo interesse per il doom, cosa che non può far altro che piacere, sebbene non crediamo possa assurgere completamente a stile di “tendenza”. Crediamo resterà sempre uno stile di nicchia, veramente apprezzato e conosciuto solo da una ristretta cerchia di estimatori. Per quanto se ne parli, non pensiamo possa mai uscire davvero dai circuiti underground, nei quali ha trovato e trova la sua massima espressione. Un disco d’esordio che abbiamo trovato interessante è Misery Wizar degli americani Pilgrim. Un disco davvero notevole di roccioso doom metal. Seguiamo con molto interesse e curiosità anche i nomi storici del genere, e siamo curiosi di ascoltare il nuovo materiale che proporranno i Black Sabbath, ma ciò che in questi anni ci ha fatto gioire di più è stato il ritorno a canoni stilistici cari al gothic doom metal da parte dei Paradise Lost.

Oltre ai fruitori di gothic/doom, a chi consigliereste l’ascolto di Ordinary lives e perché?

A tutti coloro che non ascoltano metal! Abbiamo avuto molti pareri positivi da parte di persone che non conoscevano affatto il genere, ma a cui l’album è piaciuto, soprattutto per le melodie accattivanti. Penso infatti che il nostro stile possa essere apprezzato al di là del genere stesso per via delle svariate influenze che sono state apportate. Le clean vocals ed un certo modo di utilizzo dei synth ne sono la riprova.

La produzione di Fabio Calluori (Sonic Temple Studios) non è particolarmente pulita, una scelta voluta, quella di non anestetizzare il vostro suono, rendendolo così più vivo e puro?

Nostro interesse era quello di registrare un disco che suonasse quanto più “retrò” possibile, ispirandoci un po’ alle produzioni degli anni ’90. Abbiamo perso spunto dai dischi che hanno fatto la storia del doom gotico, come i dischi dei primi Anathema e dei Paradise Lost. Ne abbiamo parlato a lungo con Fabio, che con molta professionalità si è prodigato nel soddisfare tutte le nostre richieste. Il disco infatti suona “scuro”, un po’ come se fosse una vecchia produzione. Una scelta voluta, anche se valuteremo in futuro se continuare o meno su questa strada.

Avete avuto occasione d’esibirvi dal vivo? Con quali responsi?

Sì, abbiamo avuto possibilità di suonare dal vivo in alcune occasioni, dalle nostre parti. Abbiamo avuto il piacere e l’onore di condividere il palco con i Delirio, storica thrash metal band salernitana, e con i doomster napoletani In Aevum Agere, capitanati da Bruno Masulli. I responsi sono stati buoni e ci siamo sempre divertiti molto.

Ordinary lives è pubblicato da My Kingdom Music. Conoscevate già l’operato della label di Francesco? Perchè avete scelto proprio la label campana per il vostro debutto?

Conoscevamo già My Kingdom Music, abbiamo sempre seguito con molto interesse le uscite discografiche della label. Quando fummo contattati da Francesco, subito dopo l’uscita del demo, per discutere in ordine alla pubblicazione di un disco per MKM, rimanemmo davvero sorpresi. Non ce l’aspettavamo di certo! Abbiamo scelto My Kingdom Music, sebbene avessimo avuto altre proposte, perché riteniamo abbia un gran roster e svolga un’ottima attività promozionale per le sue bands. Inoltre, abbiamo sempre avuto la possibilità di discutere di persona di qualsiasi aspetto relativo al rapporto band-label, essendo conterranei.

Cosa ci riserva il futuro degli Your Tomorrow Alone?

Stiamo preparando alcuni eventi live importanti che verranno annunciati a breve. Inoltre, stiamo cominciando a strutturare brani nuovi e speriamo di poter tornare in studio di registrazione al più presto!!

A voi i motti finali, da scolpire nel marmo di Ver Sacrum…

Grazie a Ver Sacrum per la splendida intervista e un saluto a tutti i lettori. Lasciatevi emozionare dalla vita, non lasciate che scorra via tra il grigiore dell’ordinarietà. Sarebbe un errore, visto che tutto passa in un attimo…

Your Tomorrow Alone @ MySpace: www.myspace.com/yourtomorrowalone

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