Accolade: Festivalia

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Incuriosito dai commenti eccellenti rilasciati da Gitane Demone e da Martin Bowes (la cover di “The silent mind” deve averlo entusiasmato!) mi accingo all’ascolto di Festivalia, debut-cd per il progetto franco-americano (Stefanie Reneé alla voce ed Aaron Goldstein agli istromenti) degli Accolade, la prima tornata del quale suscita in me qualche perplessità. La cantante la sua parte la fa, anche se in alcuni episodi raggiunge solo una sufficienza peraltro piena, ma è proprio l’apparato sonoro a risultare carente nei mezzi, troppo scarni e ridotti all’essenza per questo genere di proposta. Volendo identificarla come gothic renaissance dark, l’opera difetta di quella magniloquenza che andrebbe oestentata senza timori e che può risultare ingrediente determinante in composizioni che si richiamano a quel preciso periodo storico, tant’è vero che ad apice di Festivalia si candida la personale e riuscita ri-proposizione di “Black flame” dei Renaissance (da “Turn of the cards” del 1974, curioso poi che un’altra traccia del disco s’intitoli “Renaissance faire”!); anche se il confronto con la divina Annie Haslam può apparir fuori luogo o, peggio, sfoggio di tracotanza, la Reneé convince in grazia di una interpretazione rispettosa e partecipata. Quando altrove compaiono percussioni marziali, ovvero s’intentano arrangiamenti più articolati ed auto-indulgenti, è proprio la parca dotazione di mezzi ad inficiare il risultato finale, vanificando gli sforzi intentati dai due musicisti (“The traveler” o “Caravan” meriterebbero strutture più corpose, “Blackwater” cede alla tentazione goth lasciandoci con un senso d’incompiutezza che inficia un risultato finale che altrimenti potrebbe essere ottimo, quasi come un compito svolto troppo in fretta, scopiazzando per di più…). I vocalizzi eterei di Stefanie trovano in vece agio negli episodi più rarefatti, dall’elegiaca beltade che invita alla meditazione ed all’abbandono (“The witching hour”), mentre è da appuntare il titolo di “Circus”, divagazione circense che sorprende per il suo collocarsi pressoché alla metà d’una scaletta che fino ad allora dimostra indecisione sulla direzione da prendere. Un vero e proprio punto di svolta, da questa bizzarra pausa in poi Festivalia cresce nei contenuti e nella forma, giustificando gli elogi che gli Accolade hanno riscosso da cotanti autorevoli colleghi. E’ in lavorazione un secondo episodio lungo, con formazione allargata, sarò ben felice di rendervene conto!

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