Dead Can Dance: Anastasis

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Dopo 16 anni un ritorno tra i più graditi e che, una volta tanto, non ci riserva alcuna delusione, Anastasis, il nuovo lavoro dei Dead Can Dance, che ritroviamo grandi come un tempo nonostante la lunga interruzione, è un disco davvero bello ed importante: lo straordinario sodalizio Gerrard/Perry riprende a produrre musica di perfetta armonia. I nuovi pezzi sono completamente in linea con il marchio Dead Can Dance: la sempre unica voce di Lisa Gerrard, insieme a quella di Perry che non è da meno, controlla il magico mondo dei loro suoni, che ci mostrano a volte cattedrali ed a volte boschi misteriosi, a volte manieri medioevali ed a volte deserti solitari, in una tempesta di emozioni che si placa solo al termine della musica. Anastasis, dal greco ἀνάστασις, significa resurrezione: la scelta di questo titolo in effetti appare in sintonia con le fasi della loro storia. Nella prima traccia, “Children of the Sun”, è la voce di Perry a conquistarci, accompagnata da un arrangiamento di amplissimo respiro: orchestra, archi e ritmo potente. L’inizio di “Anabasis” è lento ipnotico, la voce della Gerrard incatena, scivolando fra i nostri nervi, con quella che sembra un’enigmatica invocazione. “Agape” rispecchia le influenze mediorientali di cui i Dead Can Dance hanno in effetti parlato diffusamente: l’esordio propone appunto suggestive sonorità ‘arabeggianti’, alle quali si aggiunge poi il seducente canto di lei a creare un’affascinante nenia di sapore mediterraneo. Ma in “Amnesia” è Brendan Perry ad incantare con una malinconica ed introspettiva melodia. “Kiko” ripresenta l’attitudine ‘mediorientale’ ma la completa con i vocalizzi di sapore classico della Gerrard: otto lunghi minuti di un viaggio psichico che può approdare solo lì dove conducono le morbide note di una chitarra. “Opium”, firmata da Perry,  esordisce con percussioni tribali ma ‘migra’ in paesaggi oscuri in cui la voce di lui, elevandosi su un ricco tappeto di archi, ci racconta parole cupe e segrete. “The Return Of The She-King” è una storia dai suoni nordici e medioevali, con tamburi e le sorprendenti note di arcaiche cornamuse, mentre il canto della Gerrard è di una dolcezza ultraterrena; il brano si chiude con le due voci che duettano inondandoci di indescrivibile magia. Chiude Perry con la struggente “All in good time” e con solennità antica ci apre le porte del suo mondo: ma purtroppo è l’ultima traccia. I Dead Can Dance sono attesi il 19 ottobre a Milano per un’imperdibile data: chi non ha fatto in tempo a conquistarsi un posto – come è toccato purtroppo alla sottoscritta! – di certo avrà qualcosa da rimpiangere.

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2 comments

  1. Jean Floresses 3 ottobre, 2012 at 01:54

    ciao. ho due biglietti in prima fila per il concerto dei DCD ma purtroppo non ci andrò. cè qualcun interessato? giuro, ho i posti 20 e 21 della PRIMA FILA, che credo siano anche piuttosto centrali.
    saluti.

  2. Christian Dex 3 ottobre, 2012 at 21:01

    Ciao
    so che alcuni della redazione di Ver Sacrum ti hanno contattato. Il prezzo che proponi è obiettivamente da latrocinio! 300 € (scesi poi a 250€) a biglietto è un furto. Poi ci sarà qualche malato che magari te li dà pure, ma spero che non siano visitatori di questo sito.

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