“Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno” di Christopher Nolan: l’ultimo dei supereroi

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Personalmente considero da sempre Christopher Nolan un grande regista. La mia opinione traspariva già chiaramente quando, a suo tempo, ho parlato di Inception (http://www.versacrum.com/vs/2010/10/inception.html) ma la terza parte della saga legata a Batman l’ha riconfermata in pieno. Già i due capitoli precedenti – soprattutto il memorabile The Dark Knight – non si potevano definire che capolavori: uno dei più celebri personaggi dei fumetti era stato recuperato ancora una volta e si era trasformato in un eroe per adulti cupo, tragico e sofferente, molto diverso da quanto realizzato da Tim Burton e Joel Schumacher nelle loro pellicole, sicuramente di tutto rispetto ma molto più disimpegnate e convenzionali. Il Batman  di Nolan è una figura davvero moderna: una personalità complessa, solitaria ma legata alle vicende del mondo, perché sensibile alle ingiustizie, capace di sentimenti e passioni forti, per le cui drammatiche conclusioni si angustia, in pratica ricco di umanità. Proprio ne Il Cavaliere Oscuro del 2008, Batman/Bruce Wayne incarnava il profondo e coraggioso apostolo della rettitudine, alla quale sacrificava la sua stessa credibilità, scegliendo di ritirarsi dal mondo piuttosto che porre a disposizione di tutti una pericolosa  e scomoda verità. Il cavaliere oscuro  –  Il ritorno si riallaccia proprio a questa dolorosa e difficile decisione ed è  anche, purtroppo, il capitolo finale della saga iniziata nel 2005 con Batman Begins. La pellicola è uscita in Italia il 29 agosto, ma poiché alcune sale il 21 agosto ne avevano offerto un’anteprima – di cui la sottoscritta si è avvalsa – il dibattito sui media è già in corso  da qualche tempo, come avviene per tutti i ‘casi del giorno’ che si rispettino.

Questo terzo e ultimo film dell’epopea di Batman non delude. Dopo un incipit mozzafiato che fa davvero dimenticare i vari ‘007’, ‘Mission Impossible’ e via dicendo, nel quale facciamo conoscenza con il cattivo del giorno, il terribile Bane (Tom Hardy), la vicenda rientra nel vivo proponendo un Bruce Wayne in sordina, assai depresso per le ultime disavventure che lo hanno privato dell’amore della sua vita e della sua buona reputazione. La prove sostenute hanno minato anche la sua salute ed è, come al solito, il paterno maggiordomo Alfred a farsi carico delle sue esigenze e dei suoi malumori. Mai come in questo capitolo, Batman mostra senza remore la propria natura umana: il supereroe è ripiegato in sé stesso, ombroso e malato di malinconia, si aggira nella sua enorme, cupa casa tormentato dai rimpianti. Ma egli anche stavolta non è sordo al richiamo degli ideali, visto tra l’altro che gli atti sconsiderati dei malvagi di turno provocano all’amata – ma così smarrita –  Gotham City gravissime conseguenze. E per l’ultima volta Wayne, pur ormai consapevole dei propri limiti, si rimette in gioco lasciandosi conquistare dall’azione. Di fronte a lui troviamo le due belle figure femminili Miranda Tate/Marion Cotillard e Catwoman/Anne Hathaway, anch’esse complicate e molto umane, forti ma donne, oscillanti fra l’amicizia e l’amore ed il loro contrario. Le due attrici danno il meglio nei loro ruoli e, se la Hathaway fornisce una versione inedita di Catwoman, meno dura e meno sensuale, più tormentata e sensibile, la Cotillard impersona degnamente l’ambiguità e le mille sfaccettature di una vita di sofferenza e violenza. Di notevole interesse anche l’orribile antagonista di Batman: per una volta, il ‘cattivo’ tutto d’un pezzo presenta delle ‘crepe’, ovvero delle sfumature di umanità e Nolan sa farci un po’ entrare nel merito della sua crudeltà indagandone le motivazioni. Così, mentre i caratteri divengono più intriganti e meno ‘sfumati’, la regia si affina ancora nella ricerca dell’immagine spettacolare e perfetta, come è normale attendersi da un uomo di cinema che in tanti hanno definito l’unico erede legittimo di Kubrick: mai Gotham City è parsa tanto oscura e gotica, resa inquietante dalla pregevole fotografia di Wally Pfister, in comprensibile sintonia con le crisi intime del suo cittadino più importante.

Come sempre accade di fronte ai capolavori, a questa affascinante ‘cattedrale’ costruita da Nolan non sono comunque mancate le critiche: da chi si è lamentato della crudeltà ‘insufficiente’ di Bane che, nel fumetto, apparirebbe assai più violento e spietato a chi invece ha voluto dare dell’opera una lettura prettamente ‘politica’, attribuendo la visione del terrorismo che è alla base dell’azione del film ad una sorta di ideologia anticomunista da parte del regista. Nolan si è giustamente difeso dall’accusa spiegando il contesto in cui l’avventura di Batman si svolge alla luce di un legame stabilito con l’attualità più recente. Accusare Batman di essere un eroe borghese e ‘capitalista’ equivale, a mio avviso, a fraintenderne totalmente il messaggio proponendone una versione mistificante: in tutte le versioni cinematografiche che ci sono state, Bruce Wayne, appare comunque circondato da benessere e ricchezza, sui quali la sua passione per la giustizia spicca in modo significativo. Non sarebbe corretto chiedere a Batman di assumere una posizione politica precisa, perché non fa parte del suo personaggio. Vogliamo allora attribuirgli anche la responsabilità di quanto è accaduto a Denver lo scorso 20 agosto?

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