Jane Harris: I Gillespie

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Dopo l’ottima prova fornita con il primo romanzo Le Osservazioni ecco il secondo lavoro dell’irlandese Jane Harris, un’opera che rinforza la nostra positiva opinione su questa scrittrice(http://www.versacrum.com/vs/2012/05/jane-harris-le-osservazioni.html) . Anche in questo caso, la storia si svolge nella Scozia vittoriana ma la prospettiva si sdoppia sul piano temporale: la voce narrante è quella di Harriet Baxter, una figura femminile ‘sui generis’ per la sua epoca, in quanto ha scelto di non formare una famiglia e di vivere in autonomia con i propri mezzi. La protagonista, raggiunta ormai un’età di tutto rispetto, si trova a rievocare eventi risalenti a circa quarant’anni prima e che hanno segnato profondamente la sua esistenza; il racconto corre dunque sul doppio binario del ricordo e della ‘contemporaneità’ ed entrambe le prospettive sono necessarie alla comprensione dei fatti e si completano a vicenda. Harriet anziana narra così di quando, trovandosi del tutto casualmente a Glasgow in occasione dell’Esposizione Universale, la sua strada incrocia quella della famiglia Gillespie: Ned, il capofamiglia, è un pittore del quale lei ammira l’umanità ed il talento; vi sono poi Annie, la moglie, complessa e sensibile, e le loro due figlie Sibyl e Rose, Elspeth, la mamma, e qualche altro parente di contorno. Harriet è sola e priva di conoscenze; il calore che questa famiglia emana la attrae e la spinge a cercare di instaurare con essa una relazione di vicinanza ed amicizia. La protagonista evoca la serenità di quel tempo con un distacco che lascia anche trasparire un certo rimpianto: nelle sue parole, solo poche avvisaglie – ombre che appaiono qua e là –  mettono in guardia il lettore di fronte all’incombente tragedia. Un evento drammatico, infine, sconvolge l’instabile equilibrio e letteralmente travolge l’esistenza di tutti quanti i personaggi.

Ma l’obiettivo della Harris non è certo la banalità di una storia lacrimevole, tutt’altro! Ad un tratto il lettore inizia a chiedersi se la verità sia realmente quella che appare e se il punto di vista espresso dalla protagonista sia corretto. Cominciamo a vedere le vicende sotto un’altra luce e questa luce non è certo benevola nei confronti di Harriet, il cui comportamento risulta all’improvviso ambiguo ed enigmatico. Il dubbio è talmente disturbante che non si può fare a meno di reinterpretare, con gli elementi che vengono via via acquisiti, tutti gli eventi, confrontandoli inoltre con la condizione del personaggio al momento attuale. La scrittrice è abilissima a suscitare un crescendo di tensione: ogni gesto o parola della protagonista sembrano rivestire una quantità di significati differenti e vengono interpretati da chi le sta intorno nei modi più disparati. La presunta normalità di Harriet rivela gradualmente il suo volto reale: quello di una donna problematica, solitaria ma così desiderosa di affetti veri da invidiare in modo quasi morboso quelli degli altri, soprattutto quando si imbatte in uomini giovani e piacenti con i quali si illude di poter stringere amicizia. L’atmosfera del romanzo si addensa di ambiguità fumose, legate alle nevrosi della protagonista, decisamente una delle figure più oscure ed inquietanti che la letteratura più recente abbia prodotto. C’è da precisare che neanche alla fine viene fatta intera luce sulla natura di Harriet: le conclusioni cui il lettore perviene possono unicamente essere il frutto di considerazioni nate dall’osservazione di dettagli – anche minuzie! – e dalla riflessione su parole e comportamenti della donna. Nessuna compassione, alla fine, per l’acida ‘zitellona’ inglese che, seminando ansie e discordie, ha cercato scorrettamente di introdursi nella vivace e feconda famiglia Gillespie, per compensare il vuoto di un’inutile esistenza. Tutta la nostra pietà va invece proprio a queste sfortunate creature, soprattutto alla coppia di genitori, Ned ed Annie, che sono costretti a sopportare disgrazie ed esperienze che fiaccherebbero chiunque. La flemma di Harriet, del resto, sembra non essere mutata nel corso del tempo, nonostante la solitudine nella quale trascorre i suoi ultimi anni. Ma i fantasmi della memoria e, soprattutto, i rimorsi non cessano di tormentarla se addirittura una donna di servizio che la accudisce in quest’ultima fase della sua vita viene da lei scambiata per uno dei personaggi-chiave della vicenda, riapparso non si sa come da un doloroso passato. Si tratta ovviamente del frutto di congetture distorte e malate che una fantasia perversa produce portando infine allo scoperto tutte le oscurità dell’anima.

Jane Harris, “I Gillespie”, Neri Pozza 2012, pag.560, € 18,00

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