Morrissey

0
Condividi:

Morrissey

Morrissey a Firenze (foto di Lenora)

Anche se internet ha rovinato un po’ il giochino, quando si va a vedere l’ex cantante di un gruppo storico parte il toto-scaletta: certo, i più esperti sanno che se l’artista in questione ha avuto una buona/lunga carriera solista privilegerà quella, si sa che gli artisti vanno avanti ecc.. ma si spera sempre in qualche classico d’epoca.

Per Morrissey la questione è leggermente diversa perché la sua carriera solista ha avuto buoni riscontri, soprattutto agli inizi e con un ritorno di fiamma dal 2004 di You Are The Quarry in poi. Ciò diminuisce il rischio di passare un concerto ad ascoltare estratti di una discografia sulla quale non abbiamo fatto in tempo ad aggiornarci o pezzi di un ignoto “ultimo disco” in attesa di quelle 2-3 perle sperate.
Le scalette del tour sulla rete sembravano indicare una maggiore voglia di riprendere il repertorio scritto con Marr rispetto alle riprese occasionali mostrate dai dischi live della sua carriera. Non che la serata sia particolarmente dedicata agli Smiths, ma chiaramente “Still Ill” come seconda canzone (dopo la recente “You Have Killed Me”) rende felice l’audience (oltre a far tremare leggermente i marmi nuovi della Cavea del Nuovo Teatro dell’Opera).

E il resto della scaletta, pur tralasciando non solo tanti classici Smiths ma anche alcuni suoi successi solisti (“Suedehead”, “Interesting Drug”, “The Last of the Famous…”), omaggia un po’ tutte le fasi della sua carriera: una o due da ogni disco del gruppo (la chiusura elettrica di “How Soon Is Now”, le intense “I Know It’s Over” e “Last Night I Dreamed…”, una “Meat Is Murder” accompagnata da un raccapricciante video sugli allevamenti animali industriali che farebbe quasi diventare vegetariano perfino un allevatore della cinta senese), e per quanto riguarda i dischi solisti va a ripescare “Maladjusted” dall’omonimo del ’97, il classico “Everyday Is Like Sunday”, un paio di b-sides insieme a qualche singolo noto (“Ouija Board” e “You’re The One For Me, Fatty”) e a una buona selezione dagli ultimi per lo più ispirati album (più una divistica cover di Frankie Valli).

Il suono è piuttosto energico (band di 5 elementi), cosa che sorprende solo chi avendo scoperto gli Smiths nel trionfo del pop di plastica 80s ne aveva notato come elemento principale la chitarra acustica trascurando l’elettricità di cui non difettavano davvero, oltre al fatto che l’ultimo solista Years Of Refusal presentava un impatto sonoro di questo tipo.

Ma la cosa più notevole rimane lui: presenza scenica a parte, sfoggia una voce che non ha perso nulla e che affronta tutto il repertorio senza problema alcuno, tutt’al più con qualche variante, inevitabile in canzoni cantate per anni (quando non decenni): unica eccezione, quando fa cantare “Let Me Kiss You” al pubblico ma, pur contestata da qualcuno, è una scelta (cui l’audience non si sottrae).

Ed è sempre lui con le sue idiosincrasie: quando il quarto spettatore che sale sul palco riesce ad abbracciarlo, lui apparentemente se ne ha a male e dopo essere uscito alla fine del brano, non risale sul palco.
Il concerto in effetti era chiaramente alla fine, semmai abbiamo perso un paio di bis; quello che abbiamo sentito era comunque un concerto compiuto – e che valeva davvero.

Morrissey

Morrissey a Firenze (foto di Christian Dex)

Condividi:

Lascia un commento

*