Om: Advaitic Songs

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Gli americani Om sono attualmente Al Cisneros (basso, voce) e Emil Amos (batteria). Il primo proviene dal gruppo stoner rock Sleep, il secondo – già nei Grails – è stato assoldato nel 2008, in sostituzione di Chris Hakius, emigrato verso altri progetti. La loro musica può essere definita in molti modi: di certo deriva in qualche modo dalla psichedelia reinterpretata però alla luce di sonorità esotiche ed etniche animate da una sorta di afflato mistico, che conferisce talvolta una solennità quaisi religiosa. Il lavoro precedente del 2009, God Is Good, in verità aveva ricevuto un’accoglienza abbastanza tiepida, ma questo Advaitic Songs che vede, ancora una volta, la collaborazione di Robert Aiki Aubrey Lowe, è, a mio parere, un gran bel disco, nel quale si respirano atmosfere oniriche, talvolta irreali: India, mondi sovrannaturali, cori che intonano inquietanti litanie, tutto concorre a creare fantasie oscure ed arcane. Già la prima traccia, “Addis”, sa ben rendere l’idea: si ode una voce cantare parole misteriose, quasi una nenia mediorientale, sullo sfondo percussioni ed archi ed il viaggio comincia. Con “State Of Non-Return”, però, il ritmo inarrestabile conduce ad un paesaggio parecchio più ‘hard’, che non si percepirà più per il resto dell’album e che rinvia al passato stoner rock, a parte la chiusa nuovamente pacata. “Gethsemane”, infatti riprende il viaggio mistico che avevamo intrapreso con “Addis”; ma il brano dura ben 10 minuti nei quali sa costruire un’atmosfera spirituale e senza tempo: archi, percussione, basso, il canto un’austera preghiera a un dio qualunque, anche se questa è una spiritualità tipicamente orientale. Ma dove è finito il ‘doom metal’ di cui la band è stata in passato portavoce? Non semplicemente smussato, bensì disciolto in suoni minimali ed echi cosmici in cui la mente si perde…. Comincia “Sinai” e all’inizio sembra un pezzo dei Popol Vuh! Ma l’irrompere di parole arcane inneggianti al mistero fa intravedere un sole arabeggiante, forse il muezzin che richiama i fedeli? Ci confonde il suggestivo tappeto di archi, che oscura il sole e fa proseguire il viaggio in altri scenari. “Haqq al-Yaqin”, l’ultima tappa, è infatti saldamente ancorata ad un universo gotico e cupo: il suono è solenne, il canto una melodia sacra fra le tenebrose guglie di un’antica cattedrale, in una sorta di celebrazione ‘crossover’. Il disco finisce e non è facile liberarsi dagli effetti che ha prodotto.

Gli Om saranno in Italia fra pochissimo e si può essere certi che vederli sarà una bella esperienza. Queste le date: il 20 settembre  a Treviso, 21 settembre a Misano Adriatico (RN) e il 22 settembre a Torino.

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