Dead Can Dance

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I Dead Can Dance sono da poco passati in tour nel vecchio continente, registrando ovunque il “tutto esaurito” e apprezzamenti pressoché unanimi. I membri della redazione di Ver Sacrum sono stati presenti a due dei concerti del tour – a Praga e a Milano – e hanno raccontato in questo articolo le loro impressioni ed emozioni. Come leggerete i giudizi riportati sono stati entusiastici. Un po’ polemicamente vale la pena di segnalare come unica pecca di questo tour la scelta di ripetere ogni sera la stessa scaletta, addirittura rispettando un identico ordine per i brani eseguiti, sera dopo sera. È senz’altro un problema minore per chi abbia assistito a una singola data del tour ma è una scelta che un po’ sorprende se si considera la caratura artistica dei musicisti in questione.


Praga, Kongresové Centrum 10 ottobre

Dead Can Dance a Praga (foto di Ankh)

Per quanto riguarda il sottoscritto il 2012 si sta rivelando un anno musicalmente molto sorprendente. Lascio per la playlist di fine anno eventuali commenti su altri gruppi, concentrandomi qui sui miei adorati Dead Can Dance. Devo ammettere che, dopo il concerto del marzo 2005 a Milano, non speravo di riuscire a rivedere il duo australiano dal vivo; le voci, sempre smentite o rimandate, su una loro nuova pubblicazione non avevano aumentato le mie speranze e perciò sulla questione avevo ormai messo una pietra sopra. È perciò con enorme piacere che, a suo tempo, ho accolto la notizia, stavolta più seria e circostanziata, della pubblicazione di un loro nuovo disco e di un tour europeo. Naturalmente Roma non sarebbe stata toccata, perciò si trattava di scegliere dove andare per assistere alla loro esibizione, e la scelta è ricaduta sul luogo in cui avrebbero suonato in un giorno particolarmente importante per me: Praga. Quale luogo migliore per creare la giusta atmosfera prima di un live del gruppo che ha fatto della magia del suono il suo vessillo?

Qualche rapido commento personale sul nuovo Anastasis, egregiamente recensito su queste pagine da Mrs. Lovett: per me si tratta di un disco bellissimo, pieno e maturo, ascoltando il quale il principale rammarico che ho avuto è stato quello di avere la curiosità di ascoltarlo suonato da una vera e propria orchestra. È vero: non ha la carica sacrale di Serpent’s egg né lo si può considerare innovativo come lo erano i loro dischi intorno alla metà degli anni ’80; ma è altrettanto vero che Lisa Gerrard e Brendan Perry non sono più gli stessi (e, indubbiamente, non lo sono nemmeno io): tanta storia e tanta musica è scorsa nel frattempo e i nostri, come abili viticoltori, hanno coltivato la loro musica vedendola crescere, dare frutti sempre più intensi e gustosi, hanno reciso sapientemente i germogli o i rami che sembravano non poter portare a buoni frutti e sono infine giunti alla completa maturazione del loro suono. Il loro ultimo lavoro mostra come, anche dopo tanti anni di storia, pur essendo due musicisti in grado di creare ottima musica anche separatamente, il massimo dell’ispirazione lo conseguono quando sono insieme, ottenendo, a mio giudizio, un risultato superiore alla somma dei singoli.

Due parole anche sul luogo del concerto: quando acquistai i biglietti online, mi accorsi del fatto che la data di Praga era stata una delle ultime ad esaurirsi; la cosa mi fece pensare al fatto che, forse, da quelle parti non fossero particolarmente apprezzati. Entrando nella sala del concerto mi sono dovuto ricredere: a occhio mi trovavo in un teatro dotato di oltre 2500 posti, costituiti da comodissime poltrone; ovviamente tutto esaurito. Indubbiamente non aveva lo stesso fascino della Royal Albert Hall ma si è rivelato estremamente comodo e dotato di un’acustica eccellente.

Il concerto inizia perfettamente in orario, con l’esibizione del duo di supporto, costituito dal loro percussionista David Kuckhermann coadiuvato da un altro musicista di cui non ricordo il nome. Devo dire che le capacità di Kukhermann si sono dimostrate notevolissime e quello che mi ha colpito di più è stata non tanto la sua perizia nel suonare lo hang o gli altri dischi armonici (che in effetti hanno per loro natura una capacità espressiva piuttosto ampia) ma l’esibizione assolo con un tamburello di origine libanese: non mi sarei mai aspettato che, da uno strumento così semplice e “povero” si potesse tirare fuori così tanto. Un po’ meno mi ha colpito l’assolo dell’altro musicista che, pur essendo in grado di cimentarsi con diversi strumenti (da un flauto etnico ai dischi armonici), con il suo assolo di scacciapensieri (!!!) mi ha lasciato un po’ più freddo. Nel complesso, comunque, pur non essendo uno stile musicale a cui sono particolarmente avvezzo, si è trattato di una mezzora di esibizione assai piacevole, anche sottolineata da un lungo applauso del civilissimo pubblico praghese.

Il tempo di rimettere a posto il palco e, alle 21 in punto, compaiono sul palco i Dead Can Dance, accompagnati da un lungo e calorosissimo applauso. Il concerto inizia con gli stessi due brani del loro ultimo lavoro e devo dire che l’atmosfera live ha reso loro giustizia: il volume alto e il coinvolgimento dei musicisti ha fatto sì che il concerto iniziasse benissimo, creando subito l’atmosfera di magia e sacralità di cui i due australiani sono maestri. La scaletta continua alternando brani più vecchi (anche se l’unica concessione ad album molto datati è stata la meravigliosa “The host of Seraphim”), brani di Anastasis, che è stato eseguito al completo, brani tratti da dischi solisti di Lisa Gerrard, brani inediti nella loro discografia ufficiale più un paio di pezzi tratti dallo splendido It’ll end in tears dei This Mortal Coil, uno dei quali originariamente cantato da Eliizabeth Fraser: una scaletta, devo dire, bellisima. La tensione emotiva si è mantenuta altissima durante tutta la durata dell’esibizione, sottolineata da lunghissimi e appassionati applausi da parte del pubblico. A mio personalissimo giudizio, i momenti di massima intensità sono coincisi proprio con i due brani introduttivi, con la sopracitata “The host of Seraphim” (in assoluto uno dei miei brani preferiti dei Dead Can Dance, che mai avrei sperato di poter ascoltare dal vivo) e, verso la chiusura, con “The return of the she-king”, in cui anche la tastierista Astrid Williamson ha mostrato le sue notevoli doti canore: cantare a fianco di Lisa Gerrard deve essere una grande soddisfazione ma anche una sfida che poche si possono permettere, e la musicista scozzese né è uscita con gran classe. Su Lisa Gerrard e Brendan Perry credo ci sia poco da dire che non sia già stato ripetuto centinaia di volte: due musicisti di enorme valore, capaci di creare una musica senza tempo che continua a rimanere un punto di riferimento assoluto e imprescindibile; le loro voci, sempre bellissime, sono il perfetto complemento alla loro musica, affascinante e avvolgente. Della Gerrard continua a lasciarmi strabiliato l’assoluta semplicità con cui sembra fare qualsiasi cosa e, in particolare, la totale naturalezza con cui canta: nell’emettere vocalizzi che sembrerebbero dover richiedere una concentrazione e una dedizione pressoché totali, lei sembra essere assolutamente rilassata e in pace con se stessa. Il concerto si conclude, dopo un paio d’ore, con il consueto, dolce saluto da parte di Lisa Gerrard, accompagnata dalla sola tastiera.

Un ultimo cenno sulla civiltà e sul calore del pubblico boemo: gli applausi tra un bis e l’altro e al termine dell’esibizione erano calorosissimi e ininterrotti, degni di un teatro dell’Opera d’altri tempi e ben lontani dalla fastidiosa abitudine, che sta sempre più dilagando, di fuggire un attimo dopo che l’ultima nota è stata suonata (se non addirittura qualche momento prima).

Terminato il concerto, non mi resta che sperare che questa reunion possa continuare a dare altri frutti e che questi vangano prodotti solo quando sono realmente maturi, pieni e affascinanti, senza farsi prendere dalla frenesia di immettere sul mercato qualcosa a tutti i costi: i Dead Can Dance non hanno nulla da dimostrare a nessuno e il loro compito è solo quello di regalare ore di piacere a chi sa veramente apprezzarli.

Ankh

Milano, Teatro degli Arcimboldi 19 ottobre

Dead Can Dance a Milano (foto di DJ Lovv)

Il 19 ottobre hanno fatto tappa a Milano i Dead Can Dance, nel tour a supporto della loro ultima uscita discografica Anastasis, una tra le più attese di questo 2012.

Ero già riuscito a vedere Lisa Gerrard e Brendan Perry dal vivo, ma in versione solista, e dopo essermi perso la loro esibizione di qualche anno fa, sempre a Milano, stavolta ho potuto finalmente assistere ad un loro concerto. Grandissima era l’attesa del sottoscritto nei confronti di una delle bands che considero tra le più influenti nel panorama musicale e che, nel corso degli anni, è stata fonte di ispirazione per molti altri gruppi. Attese che, con mio grande piacere, non sono andate deluse.

Il Teatro degli Arcimboldi si è a mio avviso rivelato una location perfetta per la musica della band: bella struttura ed ottima acustica. Unica nota stonata la rigidità da parte degli addetti del teatro nei confronti del pubblico, fin troppo eccessiva in certi momenti, nel far rispettare il divieto di scattare foto e fare riprese video. Detto questo è comunque stata veramente una gran bella serata.

Ho potuto ascoltare solo le ultime canzoni del musicista (di cui non sono riuscito a trovare info e di cui non ricordo il nome) che si è esibito come supporto (ndr: dovrebbe trattarsi di David Kuckhermann, qui a Milano esibitosi da solo), canzoni abbastanza piacevoli e incentrate per lo più sulle percussioni. Rapido cambio di palco ed attesa ovviamente tutta per i Dead Can Dance: teatro gremitissimo, con un pubblico impaziente di accogliere la band in questa loro unica data italiana.

E com’era lecito attendersi vi è stato un vero e proprio tripudio all’ingresso del gruppo sul palco. Formazione a 6 elementi: ad accompagnare Lisa Gerrard e Brendan Perry due componenti a percussioni e batteria ed altri due a tastiere/sintetizzatori. Scenografia sobria, incentrata per lo più sull’atmosfera creata dalle diverse tonalità di luci proiettate.

La scaletta proposta ha pescato per buona parte dall’ultimo album, i cui brani sono stati eseguiti praticamente tutti nel corso della serata.

Si parte con “Children of the sun”, opener di Anastasis, con il gruppo che dimostra fin da subito di essere davvero in grande spolvero. Impeccabile Brendan Perry, così come Lisa Gerrard, protagonista nella successiva “Anabasis” e capace di ammaliare fin da subito con la sua inconfondibile voce. Bella l’atmosfera e gran coinvolgimento da parte del pubblico durante tutto il concerto. Tra i pezzi proposti, una menzione particolare per “The Host of Seraphim”, tratta da The Serpent’s Egg, veramente da brividi, eseguita magistralmente. Ottimo il riscontro dei presenti anche per “Amnesia”, nonché per “Sanvean”, una della canzoni più belle della carriera solista di Lisa Gerrard, che nel corso della serata ha eseguito pure “Now we are free”, dalla colonna sonora de Il Gladiatore. La prima parte del concerto si chiude con “All in good time”, con Brendan Perry protagonista. Nei tre bis che i Dead Can Dance ci hanno regalato, spiccano “The Ubiquitous Mr. Lovegrove”, tratta da Into the Labirinth e “Return of the she-king”, tra le migliori canzoni dell’ultimo album, con l’ennesima grande interpretazione della Gerrard, ben supportata dalla tastierista alla voce.

In definitiva un gran bel concerto, con una band che dimostra di avere ancora tanto da dire e che dal vivo è in grado di regalarci serate emozionanti come questa, che ci ricorderemo a lungo.

Tutti avremmo voluto ascoltare pezzi dei loro primissimi album, ma i Dead Can Dance del 2012 sono questi: continuano ad essere seguiti da moltissimi fans e, cosa più importante, non hanno perso niente della classe che li ha sempre contraddistinti.

DJ Lovv

Lineup:

Brendan Perry – Voce, chitarra, strumenti a corda, dulcimer
Lisa Gerrard – Voce, dulcimer, tastiere, cembali
Astrid Williamson – Tastiere, backing vocals
David Kuckherman – Percussioni, dischi armonici, tastiere
Jules Maxwell – Tastiere, backing vocals
Richard Yale – Basso, tastiere
Dan Gresson – Batteria

Scaletta

  1. Children of the Sun
  2. Anabasis
  3. Rakim
  4. Kiko
  5. Lamma Bada
  6. Agape
  7. Amnesia
  8. Sanvean
  9. Nierika
  10. Opium
  11. The Host of Seraphim
  12. Ime Prezakias
  13. Now We Are Free
  14. All in Good Time

Encore:

  1. The Ubiquitous Mr. Lovegrove
  2. Dreams Made Flesh

Encore 2:

  1. Song to the Siren
  2. Return of the She-King

Encore 3:

  1. Rising of the Moon

Dead Can Dance a Milano (foto di DJ Lovv)

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