Giuseppe Merico: Il guardiano dei morti

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Dopo il buon Io non sono esterno esce Il guardiano dei morti, nuovo libro di Giuseppe Merico che, con questo romanzo, conferma tutto il suo talento. La storia è ambientata nuovamente in Puglia – terra d’origine dello scrittore – in un piccolo paese fra Brindisi e Lecce e si ricollega tematicamente al suo predecessore. Merico descrive una Puglia a tinte scurissime, un luogo abbandonato da Dio dominato dalla Sacra Corona Unita, dove, a tratti, sembra di vivere ancora nel Medioevo.  Sotto questo aspetto lo scrittore pugliese si pone nel solco di altri nomi – come i veristi Verga e Capuana – che ci hanno lasciato un’immagine del Sud desolata e senza speranza.

In questo quadro cupo – in cui convivono omertà, depravazione, solitudine, oscurantismo e corruzione – si dipana la vicenda che ha per protagonista Mimino, il becchino del cimitero. A Mimino è morto da poco il padre, figura di cui continua a sentire il peso in quanto non era riuscito ad avere con lui un rapporto emotivo soddisfacente a causa del genitore che si era dimostrato incapace di trasmettere affetto. Mimino ne avverte la voce e compie ogni gesto cercando di esorcizzarne il fantasma sprofondando infine in una forma depressiva – aggravata dalla malattia della madre sofferente di elefantiasi – che lo porta a profanare i corpi dei morti da cui stacca con i denti dei pezzi di carne; indubbiamente questa tematica necrofila dona al romanzo un tocco horror e gotico che ricorda Clive Barker. Il guardiano dei morti si apre con un fatto di sangue nel cimitero ovvero la misteriosa morte del custode che aveva in affidamento Mirko, un bambino affetto da gravi problemi psichici di cui decide di occuparsi Mimino: in realtà Mimino, pur con tutte le sue nevrosi e malattie, dimostra di avere grande sensibilità e di essere uno dei personaggi migliori del contesto in cui vive; è l’unico a capire Carmela, la prostituta del paese con cui instaura una relazione e una sorta di famiglia con Mirko, sempre nel tentativo di dimostrare al padre di non essere una nullità. Nel frattempo cruenti fatti di sangue fratricidi dominano la scena e si staglia cupa la figura della malavita locale e di Salvatore, il boss del paese. Un altro personaggio importante è costituito poi dal poliziotto di Roma che conduce le indagini e si trova immerso in una terra da incubo che non conosce e in cui riuscirà infine ad ambientarsi e ad accettarne le contraddizioni. Il finale della vicenda sarà però drammatico e poco consolatorio.

Il guardiano dei morti è un romanzo in parte autobiografico (Merico ben conosce i luoghi descritti, da lui amati nonostante le brutture che descrive): è una storia che riflette gli incubi e il vissuto dello scrittore e ci parla dell’esistenza del Male, di realtà desolate, di un meridione sempre più arretrato e di famiglie anaffettive che condizionano in maniera devastante la vita dei figli. E’ difficile trovare una speranza leggendo il libro, anzi il senso di tristezza è enorme e sembra assoluto, ma forse quel che ci vuol dire l’autore è che bisogna confrontarsi con le proprie ossessioni e le proprie fobie per riuscire ad esorcizzare il Male.

Giuseppe Merico “Il guardiano dei morti” – perdisapop – 380 pagine  – Euro 18

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