Ordeal By Fire

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Ordeal By Fire

Ordeal By Fire

All is lost segna il significativo ritorno di uno dei gruppi italiani più amati in ambito goth rock. Un’etichetta che però identifica solo parzialmente la proposta degli Ordeal By Fire, mai così arrabbiati e decisi a far udire la propria voce, il proprio urlo di sdegno, nei confronti di una società cieca e sorda, di un’umanità ripiegata su se stessa. Un disco concepito quattro anni or sono, ma attualissimo, tanto da suonare sinistro come la colonna sonora di una catastrofe incombente. Ma forse non tutto è perduto…

I brani che compongono All is lost sono stati concepiti quattro anni or sono, eppure sono ancora attuali, d’una efficacia che non può non far riflettere. Allora è proprio vero che l’umanità non ha imparato nulla dai propri errori…

(Riccardo) La rabbia è sempre stata una componente molto rilevante nella nostra musica. Ci sono troppe cose che non ci piacciono. E il fatto che l’umanità, come giustamente hai rilevato, non impari mai nulla da se stessa e dai propri errori, è sicuramente una delle fonti principali di quella rabbia, se ben guardiamo è l’origine stessa del perpetrarsi di ogni male e la causa primaria di ogni ingiustizia.

Titoli come “Killing hate” o “Flight full of hate” esprimono rabbia (e ne ho citati solo due, come esempio), urlano sdegno con furore iconoclasta. Ha contribuito anche la difficile gestazione, minata dal fallimento della Strobelight? Quando siete venuti a conoscenza dell’impossibilità da parte della etichetta di far fronte ai propri impegni? Il tempo trascorso è stato determinato anche da residuali impegni contrattuali che vi legavano alla vecchia etichetta?

(Riccardo) Assolutamente no, la gestazione della nostra musica e, ne sono convinto, anche dei testi di Michele, avviene in una dimensione diversa, molto più istintiva. Quello che invece ha decisamente dilatato i tempi è stata la variabilità della line-up, in particolare del ruolo di bassista, seguita all’abbandono di Fabrizio.

(Michele) Concordo con Rik, le vicissitudini contrattuali non hanno influenzato per nulla musica e testi. Una frase del testo di “Killing Hate”: “Hate looked-up in a word is hate that can kill you” era già inserita nell’artwork di Untold Passion e anche stampata sul fronte delle nostre t-shirt del “Revelation of passions tour”, quindi in pieno periodo Strobelight. In realtà, per rispondere in parte alla domanda precedente, alcuni brani di All is lost nacquero già nel 2005.

Avete così rispolverato il glorioso marchio Innermost Phobia, quello che patrocinò il primo vostro mini. La volontà di far infine uscire All is lost, ad onta di ogni difficoltà, non è mai venuta meno ovvero ci sono stati dei momenti durante i quali si è palesata la probabilità che non avreste potuto farcela?

(Riccardo) Dopo le registrazioni di All is lost qualcosa si è spezzato all’interno del gruppo. Ci siamo un po’ persi di vista. Solo io e Michele abbiamo continuato a frequentarci con continuità e mentre il tempo passava, ogni tanto ci dicevamo: accidenti, abbiamo questo disco nel cassetto, di cui andiamo fieri e che ci è costato tanta fatica e dedizione. Dobbiamo fare qualcosa! Ma come tu dicevi, nel frattempo la Strobelight era fallita, la band si era praticamente ridotta ad un duo, il lavoro ci lasciava sempre meno spazi, insomma gli eventi non erano dalla nostra parte. Alla fine però abbiamo deciso che, porca miseria, a costo di pagarlo di tasca nostra questo disco doveva uscire. A questo proposito vorrei ringraziare l’amico Max Reiteri che, credendo molto in questo progetto si è offerto di co-produrre il disco e Aleks Lo Vetro, che essendo sempre stato appassionato della nostra musica (ed essendo un artista pieno di talento), si è messo a lavorare con entusiasmo all’artwork e ci ha dato una scossa decisiva.

A livello di budget, quali opportunità vi offriva Strobelight? Auto-produrre il nuovo disco ha comportato delle rinunce?

(Michele) Credo di non svelare niente di eccezionale affermando che le piccole label indipendenti non forniscono budget particolari; assicurano però quelle cose, a mio avviso, fondamentali, quali la completa indipendenza nelle scelte ed una passione che va oltre gli interessi economici. Ciò a cui stiamo rinunciando con l’autoproduzione è semplicemente di avere una promozione/distribuzione come andrebbe fatta, come Strobelight ad esempio fece per Untold Passion.

Come prima accennato, ascoltando il disco emerge netta una sensazione di indignazione, furente e netta, un emergere ancora più forte del passato del legame che vi unisce al punk, od al rock combattente dei New Model Army. Sono dei riferimenti che sentite vostri, ed in che misura?

(Michele) Chi mi conosce bene, sa che i New Model Army (ancora vivo è il ricordo di una travolgente esecuzione di “Vengeance” al CSA di Udine, anni or sono, N.d.H.) sono il mio gruppo dell’anima! Forse le produzioni precedenti (anche quelle dei Burning Gates) mostravano più platealmente influenze, per così dire nephiliniane; ma non c’era solo gothic-rock, perché il legame a Killing Joke, Sound, Clash ed al post-punk in genere, era presente. Forse in questo disco sono semplicemente emerse dal “fra le righe” per occupare un posto in primo piano.

(Riccardo) Il punk e il combat rock sono due elementi che sento molto vicini e che credo completino a dovere l’etichetta gothic rock, che a volte mi appare un po’ riduttiva. In una certa fase della creazione di questo disco l’apporto di Silvano Vecrelino al basso (ex Klasse Kriminale) ha sicuramente contribuito a far emergere la nostra vena più spigolosa e diretta.

Come si è sviluppato il processo compositivo, chi è stato coinvolto in esso? Su All is lost suonano il vostro storico batterista Tiziano Benedetti ed un nuovo bassista, Paolo, sono da considerare a tutti gli effetti membri stabili dei nuovi Ordeal By Fire?

(Michele) La gestazione di questo disco è stata decisamente travagliata e segnata principalmente da una instabilità della line-up. Alcuni brani nacquero già, come dicevo poc’anzi, quando Fabrizio era ancora nel gruppo. Quando ci lasciò il processo si interruppe fino all’arrivo di Silvano. Con lui gli Ordeal by Fire tornarono ad essere un gruppo nel vero senso della parola, quindi venne naturale riprendere a scrivere pezzi. La maggior parte dei brani furono infatti composti in quel periodo, a volte riprendendo quelli che erano stati piccoli spunti degli anni precedenti. L’album era praticamente pronto, ma Silvano lasciò il gruppo. L’arrivo di Paolo non ha di fatto significato un nuovo periodo compositivo, ma solo la rivisitazione di tutto il materiale: nuovi arrangiamenti, nuovi approcci. Come diceva Rik in precedenza, gli ObF sono ridotti a un duo! Non esistono pertanto i nuovi ObF. Con Tiziano e Paolo non abbiamo nessun contatto ormai da quattro anni.

A quali brani vi sentite maggiormente legati, o che ritenete particolarmente significativi? Vi chiedo un breve commento traccia per traccia, con un particolare riferimento ai contenuti lirici, per voi sempre importanti.

(Riccardo) Non saprei fare una classifica, amo un po’ tutti i nostri brani. “Changing of the wind” perché è così diretta, “Killing Hate” per la sua essenza gothic rock, “Within a war (fields of rape)” perché sembra un pugno nello stomaco, “Joined hands” per il suo andamento spigoloso e perché mi ricorda il divertente tentativo con Silvano di fondare una punk-rock band insieme ad un batterista che non aveva mai preso in mano due bacchette prima, “Corrosion” perché suonarla mi emoziona tantissimo.

(Michele) “Changing of the wind” è una sferzata di energia condensata in poco più di due minuti, dove la metafora del vento dirompente è usata per raccontare una tempesta interiore. “Within a war (fields of rape)” tenta di analizzare la barbarie della guerra da un punto di vista femminile; purtroppo le donne hanno sempre pagato un prezzo altissimo, basti pensare agli stupri di massa. La guerra è quasi sempre fatta dagli uomini, meno dalle donne; l’uso dello stupro per pulizia etnica, per dominio o per puro diletto, le costringe a fare una guerra nella guerra. Musicalmente è un brano fortemente influenzato dai New Model Army.

“I’ll be back with the snow” è forse il pezzo più leggero, proprio come la neve che vedo cadere sul palmo della mia mano, in questa canzone d’amore profondo. “Killing hate” è gothic-rock allo stato puro! Energia e melodia per raccontare quanto potente sia l’odio. Io non sono un detrattore assoluto dell’odio, anzi a volte ne ammiro la purezza, così come ammiro la purezza dell’amore. “Joined hands” è un severo sguardo interiore, ma anche all’umanità tutta; reiterare errori e soprusi con l’innocenza di un bimbo che non sa, avendo però sul viso e sulle mani rughe che dovrebbero derivare dalla consapevolezza.

“Flight full of hate” dall’incedere suadente e oscuro racconta delle mie fragilità e delle mie paure, mettendomi a confronto con il mio odio. “Un volo pieno d’odio alla ricerca di un nemico”… beh! quel nemico sono io. “I was wrong” è un pezzo potente, diretto, “in your face”; le liriche invece, per contrasto, parlano della mia difficoltà a mostrare veramente chi sono. “Mistaken child” brilla a mio parere per la sua semplicità e svela un importante retroscena sulla mia vita: sono stato scambiato da piccolo! Scherzi a parte, è tutta una metafora, di ispirazione pirandelliana, sulla sensazione che nulla del mio passato mi appartenga, sul sentirmi fuori posto e nella vita sbagliata. “Noisemakers” analizza come il frastuono creato attorno a noi copra, troppo spesso, i silenzi di cui l’anima ha bisogno. L’uomo diventa distruttore di se stesso, ma anche della natura, come in “Nature’s law”, dove la Madre viene ripetutamente violentata e deturpata dall’uomo; ma dal medesimo viene definita carnefice suprema ogni qual volta mostri la sua potenza.

Scambiata per punizione di Dio
E urla assordanti implorano pietà.
Scambiata per pura fatalità
E voci deliranti imprecano a Dio.
Eppure non sei altro che legge dell’uomo”.

Musicalmente, una cavalcata piena di energia; perfetta da suonare live. “Corrosion”… sono io! E’ tutto il mio amore, è tutta la mia passione! Per me è un pezzo bellissimo al quale sono molto legato.

Come mai avete “coverizzato” “Give me it”? Fra l’altro la vostra versione è particolarmente riuscita e personale!

(Michele) L’idea di questa cover ha radici nel passato, infatti pensavo di farla già con i Burning Gates. Mi piaceva il pensiero di poter rendere omaggio a un gruppo per me fondamentale nella mia giovinezza; questo si scontrava in parte con il fatto che praticamente qualsiasi band di indole vagamente dark “coverizzasse” The Cure. Ma “Give me it” era un pezzo decisamente anomalo nella loro produzione di allora e mi ispirava piacevoli personalizzazioni.

Quali sono le differenze sostanziali, se a vostro parere ve ne sono, fra gli esordi di Roots and the dust, Untold passions, pubblicato da una label allora prestigiosa come la citata Strobelight, e l’attuale All is lost?

(Riccardo) Si tratta di un percorso di naturale evoluzione, umana e musicale. Credo che la semplificazione sia un segno di maturazione.

(Michele) Le differenze sono molte, ma è proprio come dice Rik, si tratta di una evoluzione naturale. Già Roots and the dust e Untold passion mostrano delle differenze nonostante le uscite fossero abbastanza ravvicinate; e nonostante fossero stati composti dalla stessa line-up. All is lost è figlio di un’altra epoca storica. Abbiamo sempre avuto gusti personali e influenze musicali più o meno evidenti, ma non abbiamo mai deciso a priori che album produrre. All is lost è l’essenza degli ObF in quel momento storico: granitico, potente e dritto al cuore.

Come è stato accolto il nuovo lavoro? I vecchi sostenitori di Ordeal By Fire sono ancora numerosi? Avete riscontrato richieste anche da parte di nuovi fruitori? Il vostro nome è più noto all’estero o in Italia?

(Riccardo) La promozione del disco, proprio in quanto auto-prodotto, è partita un po’ a rilento, per cui innanzitutto è necessario far sapere che il disco esiste! Anzi, mi ha stupito che prima ancora che uscissero le prime recensioni, abbiamo ricevuto ordini dall’estero, dove siamo sempre stati maggiormente seguiti, dalla Germania, dalla Svizzera, addirittura dall’Australia! quando la nostra unica fonte di promozione era Facebook…

Vi sono dei gruppi, dell’attuale scena goth ma non solo, che hanno suscitato il vostro interesse, sia a livello strumentale che lirico? Cosa ascoltate solitamente?

(Riccardo) A dire il vero non seguo molto l’attuale scena goth, se ne esiste ancora una… In questo periodo mi piace molto spaziare fra i generi e sto anche riascoltando con molto piacere vecchie cose…

Il rientro sulle scene di molti, troppi dinosauri che ritenevamo estinti determina un vantaggio per un gruppo minore (a livello di visibilità di un genere) o crea semplicemente nuovi ostacoli alla maggiore diffusione della propria musica? Con internet, e conseguentemente col fenomeno del download, è possibile raggiungere un’audience più vasta, ma troppe volte distratta dalla quantità incredibile di pubblicazioni che si possono reperire con facilità, nel vostro caso, con una proposta di nicchia e pure impegnata, cogliete nuove opportunità?

(Michele) Le reunion selvagge non mi piacciono particolarmente. In certi casi può far piacere la possibilità di rivedere e riascoltare un gruppo che ami o hai amato; magari uno di quelli che non eri riuscito a vedere perché eri troppo giovane e loro si erano sciolti troppo presto. Ma è la bieca manovra commerciale a non piacermi, oltre al fatto che di solito il risultato è scadente. Penso che in definitiva non aggiungano e non tolgano nulla, non determinino né vantaggi, né svantaggi. Invece il downloading sta di fatto uccidendo qualsiasi supporto discografico. E’ veramente sempre più difficile vendere un CD.

(Riccardo) Per quanto riguarda gli Ordeal by Fire non credo che le reunion di vecchie glorie o il fenomeno del download selvaggio possano creare grossi problemi. Il nostro è sempre stato un pubblico di fedeli appassionati. Quello che forse risulta più difficile oggi per un gruppo come il nostro, che suona materialmente dalla prima all’ultima nota, esclusivamente con strumenti reali, senza alcuna aggiunta artificiale, e che quindi impiega alcuni anni per ultimare un disco, è ritagliarsi una fetta di visibilità in mezzo a miriadi di band oppure one-man project che con l’ausilio della tecnologia sfornano dischi alla velocità della luce… Ma questo è quello che sappiamo fare e questo è quello che vogliamo continuare a fare.

Torino è sempre stata città particolarmente feconda in ambito musicale alternativo, e non solo per il nostro genere. Siete in contatto con le realtà musicali della vostra città, e con quali? Vi sono dei gruppi ancora poco conosciuti che, a vostro parere, potrebbero rappresentare una futura nuova realtà?

(Michele) Si, è vero, Torino è sempre stata molto attiva. In realtà non siamo in contatto con nessuna band e ad essere onesto non so bene cosa stia succedendo a livello musicale nella mia città.

Anche l’artwork di All is lost è molto essenziale, diretto, quasi spartano. Una scelta dovuta alla necessità (l’autoproduzione) o già studiata e decisa all’epoca dell’ultimazione del lavoro di registrazione?

(Riccardo) In termini di budget un artwork più o meno elaborato (salvo l’eventuale scelta di confezionamenti molto particolari) non incide in maniera così rilevante. Credo che il lavoro di Aleks Lo Vetro abbia centrato in pieno lo stile diretto e asciutto dei brani che compongono All is lost, tipo “questo avevamo da dire e questo abbiamo detto”.

Vi siete esibiti dal vivo, in questi anni di silenzio discografico? Avete in programma dei concerti per promuovere il disco?

(Riccardo) Abbiamo suonato dal vivo fino a poco prima delle registrazioni di All is lost, nel 2008. Poi tutto è imploso…

(Michele) In realtà il nostro ultimo live risale al 2007! Un concerto (pessimo tra l’altro) qui a Torino insieme agli Ikon. Al momento l’attività on stage pare essere una sorta di miraggio; All is lost è stato pubblicato con la consapevolezza che non ci sarebbe stata una promozione live. Sai com’è… per degli antiquati come noi, occorre ancora avere una band completa per fare concerti.

Come è possibile reperire una copia di All is lost? Avete contattato dei distributori, o siete rimasti fedeli allo spirito, sempre vincente, del DIY?

(Riccardo) DIY, scriveteci a obfband@gmail.com

A voi lo spazio per le considerazioni finali… Sogni, programmi, auspici…

(Riccardo) Ovviamente sarebbe bello rimettere in piedi la band, con la finalità primaria di salire di nuovo sul palco. Se il CD vi sembra energico non siete mai stati ad un nostro concerto.

(Michele) Concordo con Rik. Sarebbe bello piovessero dal cielo un bassista e un batterista con già belle che pronte tutte le qualità necessarie per suonare negli ObF (qualità più umane che tecniche intendo), ma questo rientra nei sogni! Gli auspici sono legati a doppio filo ai sogni, lo so; auspico comunque che il CD venga cercato, reperito e goduto da più gente possibile, nonostante le oggettive difficoltà. Programmi… Colgo questa occasione per parlarti di un mio, per così dire, side-project. From The Fire è un progetto semi-acustico che ho messo in piedi con l’amico Fabrizio Busso (chitarrista e compositore folk) per rivisitare con sole due chitarre, oltre due decadi della mia musica; dagli esordi di fine anni ’80 con i Sister Zaus, passando per i Burning Gates, fino agli attuali Ordeal by Fire. Il prossimo live sarà il 3 Novembre allo United Club di Torino. Cercateci su MySpace o scriveteci a fromthefire@virgilio.it. Sarebbe bello venire a Udine con questo progetto! Sarebbe bello riabbracciarti!

Questi sono gli Ordeal By Fire, Michele e Rik, due che non molleranno mai. Due ragazzi straordinari, chi li conosce non potrà che concordare con me. Una frase di Michele è quanto mai significativa, quando si riferisce alle qualità umane che un eventuale nuovo membro di ObF deve possedere, più importanti, e di gran lunga, di quelle meramente tecniche. Vale più di mille argomentazioni. Ovviamente suono spesso All is lost. Capita pure che m’arrabbi, mentre una canzone scorre… Perché non è possibile che questo disco rischi l’oblio, quando una genia di mediocri mestieranti riesce addirittura ad ottenere distribuzioni capillari per prodotti che valgono meno la metà di All is lost, se non altro in quanto a passione ed impegno. Ma Rik e Michele ci sono ancora, hanno superato fallimenti, disillusioni, abbandoni, ed andranno avanti. Se ci sono loro, a tener alto il nero vessillo del goth-rock, non tutto è perduto…

Contatto: obfband@gmail.com

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