Paul Banks: Banks

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Paul Banks, frontman e leader dei newyorkesi Interpol  esce in questi giorni con il suo secondo album da solista, il primo con il suo vero nome: il precedente fu pubblicato infatti come Julian Plenti. In entrambi i lavori, Banks si è abbastanza discostato dal sound tipico degli Interpol: in questo Banks ancora di più che nel primo. Ciò spiega, a mio avviso, il fatto che la critica sia stata sempre un po’ tiepida nei suoi confronti, talvolta addirittura ingiusta, come se fosse impossibile consentirgli una identità propria al di là della band in cui milita. Probabilmente ha inciso anche il fatto che l’ultimo disco degli Interpol abbia avuto – purtroppo a ragione – un’accoglienza così negativa (a questo proposito V.anche http://www.versacrum.com/vs/2010/09/interpol-interpol.html), il che ha indotto in genere ad ipotizzare una crisi del gruppo. Comunque, secondo me, Banks non è poi così male. La prima traccia, “The Base” è una melodia non banale dove già si apprezza l’inconfondibile voce del nostro, distante, fredda suggestione alla Ian Curtis: ‘Now and then I can see the truth above the lies’, frase che forse riferisce a se stesso. Segue “Over my Shoulder”, in cui si respira un po’ aria di Interpol. “Arise, Awake” è un episodio acustico abbastanza ininfluente ove forse dovrebbe manifestarsi una sorta di lirismo malinconico che però non riesce ad essere pregnante. In verità bisogna attendere “Lisbon” per trovare un pezzo davvero importante: si tratta di un brano strumentale che ricorda un po’ lo stile dei Mogwai per l’ampiezza del respiro, ma molto molto più notturno. “I’ll Sue You” ha un arrangiamento curiosamente ‘carico’ sul quale la voce emerge, in contrasto,  nuda e fredda. Ma la traccia più ‘particolare’ è “Another Chance”, in cui non si canta e si odono semplicemente delle voci in sottofondo: la musica è ancora piena, il ritmo incalzante, ma le note dissonanti creano un’atmosfera cupa e inquietante. Gli ultimi due brani sono davvero molto vicini al sound Interpol: “No Mistakes” è un suggestivo pezzo new wave, mentre “Summertime is coming” ha una melodia semplice ma efficace che si dissolve alla fine in una ‘chiusa’ acustica lieve e malinconica. Per tutto questo, pur non essendo il fenomeno dell’anno, Banks merita assolutamente l’ascolto.

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