Schwarzblut: Maschinenwesen

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Gli olandesi Schwarzblut, dopo il disco di debutto Das Mausoleum (2010)  hanno rilasciato quest’anno un nuovo album, Maschinenwesen, senza fondamentalmente cambiare le caratteristiche già rilevate in precedenza (http://www.versacrum.com/vs/tag/schwarzblut): elettronica poco impegnativa che ammorbidisce con una vena malinconica lo stile ‘industrial’, ma anche sonorità ‘dance’ che li rendono certo adatti alla discoteca di genere. La voce ben impostata di Angelika per le parti più melodiche si alterna al cantato maschile di Sturm in tonalità ‘harsh’, quando prende il sopravvento l’elemento ‘industrial’. I testi rappresentano un tributo alla lirica tedesca all’epoca della rivoluzione industriale, cui allude lo stesso titolo dell’album che è legato al nuovo ruolo assunto dalle macchine. Fra le poesie utilizzate se ne trovano di Gerrit Engelke, nato alla fine dell’ottocento, Ludwig Pfau, di epoca appena antecedente, famoso autore satirico politicamente impegnato, ma anche dello stesso Goethe. Il primo brano,Schlusspoetik”, non brilla per originalità: inizia con tonalità aggressive per concretizzarsi poi in un motivetto ‘dance’ di scarso interesse. Segue “Ein Schatten”, in cui lo stile dance’ regna sovrano per quanto il canto gradevole di Angelika dia un tocco di classe al tutto. “Der schwere Abend”, uno degli episodi migliori, è una mesta ballata eseguita sempre dalla vocalist con notevole impegno. Anche “Nomen set Omen” è piuttosto intrigante per il suo ritmo marziale e l’alternarsi delle due voci e cori d’altri tempi anche se, in qualche passaggio, suona un filo pomposo. Restano da segnalare “Die Fabrik”, esempio di sonorità ‘industrial militari’ non del tutto malriuscite, “Einst”, traccia malinconica ed acustica che disegna paesaggi urbani grigi e nebbiosi e gli ultimi tre brani – “I Des Menschen Seele (Adagio)”, “II Strömt von der Hohen (Scherzo)” e “III Schicksal Des Menschen (Rondo)” – curiosamente di impostazione classicheggiante e quasi di sapore religioso, che fanno francamente pensare che la band abbia delle potenzialità e forse non le abbia ancora sapute ‘estrinsecare’.

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