Dan Simmons: L’inverno della paura

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Gargoyle Books ripubblica in versione tascabile il best seller di Dan Simmons L’inverno della paura. Autore prolifico e ormai molto noto a livello internazionale, Simmons ha ricevuto diversi premi ed è considerato un maestro del genere horror, nonostante si sia cimentato con successo anche nella fantascienza (I Canti di Hyperion) e nel thriller.

L’inverno della paura è, formalmente, il sequel de L’estate della paura (riedito da Gargoyle in tascabile lo scorso maggio) ma, pur presupponendo gli eventi ivi già narrati, rappresenta un’opera in sé compiuta e se ne distacca anche un po’ per l’impostazione, per cui la lettura del precedente volume non è in effetti necessaria. In ogni caso il protagonista, il professor Dale Stewart, aveva fatto parte del gruppo di ragazzi che, tanti anni prima, aveva dato vita alla vicenda oggetto de L’estate della paura: le avventure di quel tempo – conclusesi tragicamente con la morte del piccolo Duane – non sono state ben assimilate e lo hanno condizionato al punto che, arrivato ad una fase critica della sua esistenza, desidera ritornare ai luoghi della sua infanzia, scrivere un libro su quella esperienza e, se possibile, ritrovare se stesso.  

L’abilità con la quale Simmons ‘srotola’ con ritmo dosato il filo del racconto facendo emergere gradualmente la situazione insieme al suo contesto è davvero notevole: l’io narrante non è il protagonista e neanche una delle figure che lo attorniano, il che rende la prospettiva dalla quale gli eventi sono visti assai peculiare. Grande attenzione viene data alla rappresentazione ambientale e perfino geografica: da un lato l’immagine della provincia americana che, come del resto in altri autori del genere horror, si presenta talmente arretrata e ‘claustrofobica’ da assumere connotazioni sinistre; dall’altro l’ampiezza e la spettacolarità dei paesaggi ma anche il pallore cupo dell’inverno offuscano ulteriormente lo stato d’animo del professor Stewart, già messo a dura prova da una serie di tristi vicissitudini personali. L’autore introduce infatti, all’interno della struttura narrativa di partenza, il racconto dei fallimenti affettivi e professionali del suo personaggio: un matrimonio che non gli ha concesso la serenità che avrebbe voluto ed è finito miseramente con una separazione e l’allontanamento dalle amate figlie, la passione per una studentessa molto più giovane che però non ha ricambiato il suo ardore e, alla fine, l’ha abbandonato per andare incontro ad una vita più interessante in un’altra città e, infine, le scarse soddisfazioni derivate dal lavoro all’Università e dai tentativi di realizzarsi in una carriera di scrittore. La narrazione della storia esistenziale del protagonista, insieme alla descrizione degli inquietanti eventi che hanno luogo nell’ex-abitazione del suo amico Duane, da lui presa in affitto per trascorrervi un periodo di riposo e riflessione, delineano la personalità di un uomo in crisi profonda che combatte con i ricordi, la solitudine e affetto da una forma nevrotica che sembra ottenebrare le sue facoltà razionali. Via via che la vicenda progredisce, la situazione del professore si aggrava soprattutto sul piano psicologico: i fatti si susseguono convulsamente, la casa sembra quasi prender vita minacciando il suo inquilino con l’oscurità dei suoi angoli e con enigmatiche ombre che celano – forse! – spaventose creature; ancora una volta è l’abilità dell’autore che sa creare un clima di angosciosa ambiguità mediante apparizioni non si sa quanto reali e, così facendo, sa tener desta la tensione del lettore guidandolo verso un finale che non si riesce ad immaginare fino all’ultimo. Questa è la versione ‘alternativa’ dell’orrore per Simmons: nel romanzo precedente esso si generava dal male che, con le sue crudeli conseguenze, costringeva un gruppo di ragazzini ad una precoce maturità, secondo uno schema efficace ma già noto, per esempio, dai libri di Stephen King; qui invece il male è nella mente e da essa si irradia ad influenzare il mondo materiale. Al centro dell’intera struttura vi è un singolo individuo in lotta con fantasmi, rimorsi, rimpianti che, nella sofferenza della malattia, acquistano una sconvolgente realtà e, nelle percezioni di Dale, si trasformano in incubo. La verità, quindi, è che l’orrore è prima dentro, poi fuori di noi: L’inverno della paura reinventa la ‘ghost story’ classica – cui, comunque, vi sono riferimenti di continuo – e,  decretando il trionfo dell’introspezione, fa scaturire la paura – quella vera! – dalle nostre ossessioni quotidiane.

“L’inverno della paura” di Dan Simmons, Gargoyle Books 2012, pag.300,  € 9,90

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