Kamelot: Silverthorn

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La carriera dei Kamelot prosegue senza apparenti cedimenti, anche se tra le note del nuovissimo Silverthorn (entrato direttamente al primo posto della heavy metal chart tedesca di Amazon) traspare qualche segno di affaticamento, ben mascherato da una classe che si conserva cristallina. Il fondamentale ruolo di cantante/interprete (considerando la vena teatrale che da sempre contraddistingue i prodotti di Thomas Youngblood e soci) è ora appannaggio dello svedese Tommy Karevik (ex Seventh Wonder), circostanza di non poco conto per il sottoscritto, essendomi all’epoca affezionato al combo floridiano (solo d’origine, ormai) proprio dopo l’ingresso in formazione dell’ex Conception Roy Khan, ombroso singer che considero fra i più dotati del genere e nei confronti del quale nutro stima perpetua; non si è dimostrato comunque ostacolo insormontabile, l’adusarmi alla nuova voce, possedendo Karevik un timbro simile a quello del suo quasi conterraneo norvegese. Un canzone come l’ottima “Torn” ha indubbiamente agevolato questo passaggio, il costrutto sonoro, magniloquente nel suo incedere, non stravolge inoltre quanto archiviato con episodi focali nel curriculum del gruppo quali “The black halo” “Ghost opera” ed “Epica”, anche se provo un vago senso d’insoddisfazione se rimembro quel piccolo monile oscuro titolato “Poetry for the poisoned”, dagl’influssi gothici che rappresentarono ben più d’un semplice esperimento, riuscito peraltro. Ma dovendo già annotare una variazione importante come quella del cambio di cantante (che l’esperto producer Sascha Paeth ha definito “tra i migliori coi quali ho lavorato”, cito quasi testualmente), e con questo affrontare il giudizio di tutti coloro che li attendevano al varco, forse i Kamelot hanno scelto la soluzione più ovvia, ovvero fondare la loro decima stazione sulle solide basi della tradizione, non rinunziando inoltre a quegli input darkeggianti che fanno parte del loro DNA, e confermandosi naturalmente inclini alla melancolia più lirica (come i nove minuti di “Prodigal son” suddivisi in tre movimenti di grande presa emotiva). Se la splendida ballata “Song for Jolee” può richiamare le trame care ai Dream Theater più pastorali, è la personalità di un sempre più convincente Palotai a far compiere il decisivo balzo che evita il tranello del paragone ad ogni costo, che non lascia scampo a chi è meno dotato. Ammiccando astutamente al parterre più incline a lasciarsi condizionare dalla muliebre beltade, i nostri si avvalgono dei graziosi servigi di Alissa White-Gluz (The Agonist), Elize Ryd (Amaranthe) e della divina Amanda Somerville (Trillium, dischi con Kiske, Avantasia, guest cogli Epica…), ma non rinunziano alla posa virile (“Veritas”, la snella “Sacrimony”), architettando un piano perfetto per far lievitare il loro prog-power metal dalle tinte tenebrose fino a livelli di assoluta eccellenza. Un decimo disco che non sposta più in alto l’asticella da superare con un solo balzo, ma che lascia lo spazio per i più favorevoli vaticini. Almeno loro, di questi tempi, rappresentano una certezza per i sempre numerosi e famelici fan. E per quelli die hard non c’è che l’imbarazzo della scelta: Silverthorn è pubblicato in doppio vinile, in edizione limitata con libretto aggiuntivo e poster, oltre che nella versione normale.

Per informazioni: www.audioglobe.it
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