Peter Hook & The Light

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foto di Mrs. Lovett

C’era grande attesa per la data di Firenze al Viper di Peter Hook, il leggendario membro fondatore dei Joy Division che, con il suono inconfondibile del suo basso, un vero e proprio marchio di fabbrica, ha influenzato e continua ad essere un riferimento per decine di gruppi.

Il locale era stracolmo di gente, fra cui, oltre agli immancabili nostalgici, spiccava la presenza di molti giovani, a dimostrazione dello “status” di culto di cui continua a godere la figura di Ian Curtis. L’occasione era davvero imperdibile ,considerando la possibilità di ascoltare per intero una pietra miliare come Unknown Pleasures, un album che continua a restare nel cuore di moltissimi a distanza di tempo.

Prima del concerto è stato proiettato Control, il film di Anton Corbiin del 2007 dedicato alla tragica vita del frontman dei Joy Division che ha fatto da prologo alla salita sul palco di Peter Hook accompagnato dai The Light, il suo nuovo gruppo. La storica “Atmosphere” ha avuto l’onore di essere la traccia d’apertura dello show, seguita da “No Love Lost” e “Leaders of Men”, due pezzi appartenenti al repertorio dei Warsaw – il nome primigenio dei Joy Division – molto ruvidi nella loro irruenza punk. Dopo “Glass” e “Digital”, Peter Hook ha finalmente iniziato a suonare “Disorder”, la prima traccia di Unknown Pleasures. Purtroppo la voce di Peter Hook non si è dimostrata all’altezza e, dopo aver cantato solamente 2-3 canzoni, ha perso vistosamente potenza. Altra nota negativa il fatto di aver praticamente rinunciato a suonare il suo mitico basso, se non in rare occasioni in cui, come per incanto, riviveva l’antica magia.

I The Light si sono dimostrati comunque un buon gruppo e hanno suonato in modo molto professionale il repertorio dei Joy Division. Nonostante questi difetti non sono di certo mancate le emozioni nel riascoltare canzoni mitiche e immortali come “Days of the Lords”,“New Dawn Fades”, “She’s Lost Control” e “I Remember Nothing” che rimangono veri e propri archetipi della new wave.

L’entusiasmo fra il pubblico era tangibile ed è aumentato sempre più una volta che, finito Unknown Pleasures, Peter Hook ha suonato altre tracce epiche e scolpite nella storia come “Isolation”, “Twenty Four Hours”, “Decades” e “Heart & Soul” con cui ha omaggiato Closer. Dopo aver suonato “Warsaw” sempre dal repertorio del gruppo omonimo, il gran finale ha riservato ancora notevoli brividi con “Transmission”, l’immancabile “Love Will Tears Us Apart” e “Ceremony”, appartenente anche al repertorio dei New Order.

Alla fine, nonostante alcune perplessità sul valore che possono avere queste operazioni tributo, ha prevalso la nostalgia e la voglia di riascoltare e rivivere l’epopea di Ian Curtis, il cui spettro si è più volte materializzato durante la serata.

foto di Mrs. Lovett

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