Luca Ricci: Mabel dice sì

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Uno degli eventi del 2012 questo piccolo ma intenso libro del pisano Luca Ricci, divenuto noto quattro anni fa per La persecuzione del rigorista: come il precedente, anche Mabel dice si emana inquietudine, malinconia ma, soprattutto, suscita un sottile senso di malessere che è difficile poi scrollarsi di dosso. 

L’autore ambienta la vicenda a Pisa, la sua città, come si comprende da qualche sintetico dettaglio visivo, ma il centro del romanzo non è lo spazio esterno: Mabel dice si è un libro di personaggi e di pensieri, il paesaggio è solo intimo, la geografia la mente. L’hotel dove il protagonista/io narrante si guadagna da vivere –  inizialmente come portiere di notte, in seguito anche in altri orari – potrebbe trovarsi ovunque e il lettore ne rammenta poi pochi particolari, quelli più legati agli stati d’animo: sono le persone che restano impresse, soprattutto la Mabel del titolo. Il nostro portiere la incontra sul posto di lavoro, anche lei alla reception dell’albergo, e ne resta profondamente colpito. Non gli occorre poi troppo tempo per comprendere che sono molti ad esserne colpiti e la ragione non è in effetti la sua avvenenza: la ragazza è sì attraente, ma è la sua disponibilità ad intrecciare relazioni erotiche con l’altro sesso che la rende così speciale. Non si tratta, in verità, di una dark lady o di una ‘fatalona’ sadomaso: Mabel è semplice e spontanea, forse un po’ ingenua, ma comunque sempre benevola verso tutti. Il protagonista, che sta vivendo una difficile fase di presa di coscienza delle proprie prospettive e sta rendendosi conto di quanto sia impossibile, per lui, perseguire la carriera di pianista cui tanto teneva, è in pratica l’unico che stringe con lei un vero vincolo amichevole senza secondi fini: tutti gli altri uomini che le girano intorno cercano un differente tipo di compagnia che, per altro, lei non nega mai. Perché è appunto questa la stupefacente caratteristica di Mabel: lei dice sempre si. La sua scelta non deriva né da passività né da debolezza, anzi appare, a suo modo, rivoluzionaria almeno quanto quella di coloro che dicono sempre no, forse anche di più, dal momento che ai rifiuti, in genere, tutti sono abituati molto più che all’accettazione incondizionata di ogni richiesta, in particolare quelle che chiunque considererebbe  inammissibili. Ricci ha creato in questo volumetto una delle figure femminili più sorprendenti della letteratura contemporanea: una donna per la quale la comprensione profonda degli altri, il contatto reale con il prossimo diventano decisione consapevole ai margini del sacrificio di sé ed hanno valore di contrasto, difesa, differenza. Mabel non è una vittima, né una schiava né tanto meno una ninfomane e, per quanto risulti difficile, per molti aspetti, penetrare in una logica così ‘sui generis’, tale difficoltà può rappresentare il punto di partenza di una riflessione sui rapporti interpersonali, in particolare sull’amore ed i suoi limiti, quelli che ci sono imposti dalle convenzioni e quelli che ci autoprescriviamo per proteggere dignità ed orgoglio. La citazione che si legge in epigrafe, ‘preferirei di no’, tratta dal racconto Bartleby the Scrivener di Melville, aiuta a far luce sul peso, anzi la portata dei ‘si’ senza riserve che Mabel propone a chiunque mostri di aver bisogno del suo intervento: le parole no e sì cessano dunque di avere due significati opposti l’uno all’altro poiché il loro valore di resistenza – negativo o positivo che sia – si equipara. Lo stesso narratore, l’unico, come si diceva, che la forza di attrazione della giovane non influenza, subisce il fascino di quella scelta e così l’accetta, custodendola in sé come una lezione di cui non comprende a fondo la sostanza. In qualche modo però il modo di vivere della collega lo preoccupa e non può non sentirsi coinvolto dalle sue sorti.

Per quanto il paragone possa sembrare impossibile, Mabel appare vicina, nella sua innocenza, a Jae-Young de  La Samaritana, il film girato nel 2004 dal grande regista coreano Kim-ki- Duk: per entrambe l’apertura e la disponibilità assolute verso il mondo generano incomunicabilità con gli altri e, alla fine, tragedia che, tuttavia, nel caso di questo romanzo, resta solo accennata e non realmente raccontata. La pellicola coreana di certo era meno lineare e, soprattutto, era affollata da una quantità di tematiche che invece non riguardano affatto la vicenda di Mabel: lei resta unica ed irripetibile nella sua capacità di farci guardare dentro, al di là di egoismi e sovrastrutture, per chiederci se dire sì sia davvero così semplice o anche se sia etico.

Luca Ricci “Mabel dice sì”,  Einaudi 2012, pag.150, € 12,50

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