Mothlite: Dark Age

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 Il compositore inglese Daniel O’Sullivan, membro dei grandi Ulver, pubblica, dopo il precedente The Flax of Reverie, il suo secondo lavoro sotto il monicker Mothlite con l’oscuro ed enigmatico titolo di “Dark Age”. La copertina di Ian Johnstone, autore della grafica degli ultimi album dei Coil – The Ape of Naples e Black Antlers – di cui riprende l’estetica è stupenda, un autentico capolavoro di arte contemporanea. Anche le liriche –Dark Age si ricollega ai versi del compianto John Balance  “Dark Age of Love” – rivelano l’influenza filosofica dei Coil con i loro riferimenti al mondo naturale e al regno animale. Musicalmente Dark Age è una sorta di tributo al synth-pop degli anni ’80 e ricorda le gesta di Japan, Cocteau Twins e Depeche Mode rilette con un approccio “futurista” grazie ai marchingegni suonati da O’Sullivan, “mago” del synth e della programmazione. La prima traccia “Wounded Lions” richiama gli Ulver di War of the Roses mentre il trascinante singolo “Something in the Sky” mostra il lato gothic-pop dei Mohlite e l’anima dell’album, intriso di reminiscenze ‘80. La title-track, una convincente cavalcata electro-pop, rilegge i Depeche Mode, nome che ritorna in mente ascoltando “Milk”, traccia “soft” caratterizzata da percussioni elettroniche. “Dreamsinter Nightspore” è invece una traccia espansa e sperimentale in cui si sente l’influenza del grande Gary Numan e degli stessi Coil. Anche David Sylvian è ben presente nell’anima di Dark Age come si può ascoltare nella conclusiva “Red Rock”.

Un album, questo Dark Age, che consiglio caldamente agli amanti della new wave e del synth-pop e ai nostalgici degli ’80.

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