Oliver Pötzsch: La figlia del boia

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Esce quest’anno in Italia per Neri Pozza, editore di solito attento alla qualità delle sue proposte, un romanzo – il primo di una serie –  piuttosto noto in Germania ove, peraltro, sono già stati pubblicati i successivi quattro volumi. Il suo autore, Oliver Pötzsch, ha esordito in letteratura proprio con questo La figlia del boia ed ha riscosso in patria un certo successo, grazie anche al fatto che il protagonista del libro, boia di professione, sarebbe modellato su un suo reale antenato: la famiglia dello scrittore, in sostanza, discenderebbe da una stirpe di carnefici e le loro leggende farebbero parte del patrimonio dei suoi ricordi. Al di là di questa notazione di colore, il lavoro di Pötzsch fa capo, come genere, alla categoria del ‘noir’ ed il fatto che fra i personaggi del libro compaiano un torturatore e sua figlia non gli conferisce un valore maggiore: si tratta in effetti di un romanzo storico dove l’ambientazione e la ricostruzione del contesto rivestono tutta l’importanza possibile; in questo senso il boia e tutto ciò che lo contorna trovano posto nel quadro che lo scrittore fa del XVII sec.in Germania, una delle epoche più affascinanti in quanto fu sfondo della celebre Guerra dei 30 anni.

A Schongau, minuscolo villaggio della Baviera, nel 1659 inspiegabilmente avviene una serie di omicidi di bambini che sconvolgono la comunità: gli interessati sono tutti orfani che, per un motivo o per l’altro, erano stati affidati ad altri nuclei perché, nonostante la perdita dei genitori, potessero crescere all’interno di vere famiglie. Ciò che collega le povere vittime è la frequentazione costante della casa della locale ostetrica, una donna sola che coltiva la conoscenza delle erbe e se ne avvale sia per aiutare le partorienti che per curare i malanni più semplici. Con la mentalità superstiziosa diffusa in quei tempi, pochi, insignificanti particolari bastano per farla accusare di pratiche di stregoneria. La vicenda viene sviluppata con la struttura di un ‘thriller’, in cui alcuni dei personaggi si improvvisano investigatori dilettanti per far luce sui veri colpevoli e sulle motivazioni che li hanno spinti a gesti così efferati. La lettura offre svariati momenti di suspense e risulta scorrevole, benché il libro sia concepito in forma tutto sommato convenzionale. L’aspetto più valido, come si accennava, è la ricostruzione di un’epoca che gli studiosi hanno comunemente definito una delle più oscure ed arretrate che la storia ricordi. La famiglia Kuisl, dinastia di boia che si è tramandata l’attività una generazione dopo l’altra, rappresenta quasi un punto di vista ‘illuminato’ rispetto alla mentalità vigente dominata da ignoranza e superstizione: il contatto quotidiano con la morte e la sofferenza, il fatto che i suoi cittadini lo scansino impauriti e lui si ritrovi a vivere sostanzialmente solo o esclusivamente in compagnia dei suoi cari, tutte queste circostanze sembra abbiano conferito maturità e carisma al patriarca Jakob, divenuto a sua volta esperto di erbe e cure mediche e per questo tacitamente ricercato nei momenti di emergenza. La brutale uccisione degli orfani scatena sotto i suoi occhi una violenta quanto irrazionale campagna ‘antistrega’, di cui egli ricorda infausti precedenti: ecco l’impegno a far sì che una tale ingiustificabile caccia non si ripeta. L’abitudine alle esecuzioni capitali, infatti, non lo ha reso indifferente alle sorti del prossimo e quando paradossalmente è il popolo a rivendicare punizioni esemplari per esorcizzare le proprie paure, il suo senso di giustizia insorge in difesa della ragione e della conoscenza. Pötzsch si dimostra abile a descrivere le dinamiche dei fenomeni di massa e la forza del pregiudizio che induce un’intera comunità a schierarsi contro creature innocenti senza alcuna motivazione precisa. Servendosi di un linguaggio semplice ma ricco di notazioni di colore, egli traccia un quadro fosco e inquietante di un periodo storico famoso per le sue contraddizioni e l’implicita violenza, in cui la vita dei singoli era spesso governata da oscure percezioni trasformate in minacciose presenze: il diavolo, la strega e simili. Pur non arrivando al pathos fortemente drammatico conferito da  Alan D.Altieri alla sua meravigliosa trilogia di Magdeburg, ambientata nello stesso secolo, La figlia del boia può essere considerato una lettura di buon livello: si spera che tale resti anche nei volumi successivi.

Oliver Pötzsch “La figlia del boia”, Neri Pozza 2012, pag.512, € 16,90

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