Crowned in Earth: A vortex of earthly chimes

1
Condividi:

Non mi ci raccapezzo più (e di questi tempi è paradossalmente una fortuna!), con questi CiE. Che Kevin Lawry sia tipo bislacco lo conferma la fotografia inserita all’interno del booklet, me lo immagino in un pub delle Midlands intento a discutere dell’ultimo Sabbath con qualche amico avventore, beninteso nel ’73 o giù di lì. E magari anche di qualche oscuro combo di hard imbastardito di british blues e di folk. Perchè i tredici minuti di “Ride the storm” paiono suonati dai Cathedral in fuga da una estenuante giornata delle session di registrazione di “Forest of equilibrium” che trovano riparo all’interno di una comune psichedelica, e che poi concludono la serata  (ovviamente distrutti) suonando marcette imparate a scuola. Eppoi c’è quel mellotron, strumento benedetto che vive una nuova stagione di gloria, e quell’atmosfera vagamente a la Anglagard (eppoi quando i CiE si fanno più duri non possono non ricordare gli Witchcraft, ed allora ecco pronta la risposta inglese a certo hard/prog svedese), sognante e stupefatta visione di giardini incantati, ove il colore esplode dopo esser stato protetto dal gelo da un’ispessa coltre di neve. Ma il basso di “Watch the waves” è insindacabilmente doomish, perchè Kevin ama questa musica, per Diana!, ed è ben spalleggiato dal drumming preciso di Darin McCloskey, mentre il citato mellotron è suonato da Brian J. Anthony che si assume pure l’onere della produzione. Adattissima al contenuto del disco, che in altra epoca avremmo tacciato come “fuori tempo massimo”, ma che oggidì non sfigura affatto, tra un’uscita e l’altra benedetta dai paterni settanta. Che hanno figliato copiosamente, come A vortex of earthly chimes dimostra. Tutta colpa di Lee Dorrian? Sì, ma con “World spin out of key” e con “Winter slumber” questo bel disco dimostra di possedere un proprio senso compiuto, e non venitemi a dire che è solo moda passeggera…

Per informazioni: http://www.blackwidow.it
Web: http://www.facebook.com/crownedinearth
Email: [email protected]
Condividi:

1 comment

  1. massimo gasperini 21 gennaio, 2013 at 15:06

    Bravo, hai colto il senso di questo album.
    Il mellotrom poi in questi brani ha un senso tutto suo non solo come accompagnamento ma come strumento sublime in una opera che va molto oltre il doom spingendosi nel prog più maturo e classico.
    A presto

Lascia un commento

*