Le Masque: Le rose e i gerani

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Ancora odore di nostalgia con Le Rose e i Gerani, lavoro dei Le Masque uscito da non molto per Oltrelanebbiailmare. Per dovere di cronaca, qualche sintetica notizia sulla band che nacque sull’onda dei movimenti musicali degli anni ’80, per la precisione nel 1979 a Milano ad opera di Edgardo Moia Cellerino – chitarrista , cantante ed autore dei testi – e Tiberio Boncristiano – batterista – ai quali si aggiunsero poi altri musicisti. La carriera del gruppo, il cui nome proviene da I Fiori del Male di Baudelaire, è proseguita fino ai giorni nostri, come attestato da una decina di album in studio finora prodotti. Se da principio i testi dei brani erano in inglese e la musica dei Le Masque mostrava legami evidenti con la tradizione postpunk, nel corso del tempo essa si è decisamente evoluta ed attualmente si riscontra più che altro un’attitudine cantautorale: le parole sono in italiano ed hanno la maggiore importanza possibile, sia recitate che cantate; sono sempre suggestive, quasi sempre anche molto belle, mentre il suono che le sorregge appare assai meno legato ad un unico genere, divenuto in effetti una sorta di sobrio accompagnamento cui concorrono svariati strumenti. Si tratta di uno stile intimista e raffinato, che di certo non può trovare seguaci fra il pubblico degli esordi, una scelta ‘colta’, sicuramente coraggiosa di questi tempi, che di fatto ha reso la band ancora più ‘di nicchia: Cellerino ha sempre ammesso il suo debito nei confronti della letteratura e dei suoi autori preferiti, tra i quali Gozzano, Buzzati e, ovviamente, Baudelaire. Fra le tracce notevoli sono da menzionare “L’Amore che gira il Mondo”, versione acustica del brano già pubblicato nel 2009,  “Make Up”, un pop leggero e sorridente venato di swing, o “Il Testamento del Dandy Guido” in cui, su una melodia malinconica e decadente, si spandono parole tutte da ascoltare.

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