Lord Agheros: Demiurgo

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Si chiude la trilogia principiata con “As a sin” del 2008 e che vide episodio mezzano “Of beauty and sadness” del 2010, e Demiurgo sprofonda nel Buio degl’Inferi, colla sua prima parte devota al black glaciale, primordiale in certe sue esternazioni che prendono spunto dai Bathory più grezzi e risoluti degli esordi, per poi risalire la china, poggiando sulla forze dell’Anima, in una sorta di catarsi, di liberazione dal Male che chissà se poi avrà compimento. Le prime nove tracce evocano visioni di lande sconfinate, cristallizzate dal ghiaccio eterno, che nemmeno il canto del muezzin riesce a scalfire (“Eris”). Minareti dalle guglie che forano il cielo come dita ossute imploranti perdono, circondati da alte mura d’alabastro erette a loro protezione nel cuore di deserti sconfinati si confondono in deliranti visioni di morte e di decadenza, come paesaggi attraversati dalla Peste che dietro di se lascia una scia di dolore e di paura; sensi evocati da brani feroci ove il black primigenio ed incorrotto ruggisce come una belva ferita (“Letum”), alternando porzioni cadenzate ad altre pregne di violenza belluina, ed un flebile spiraglio di apparente quiete viene presto soffocato da chitarre abrasive e da una batteria tronituante. E con “Erebo” davvero si attraversa un fiume di pece ribollente che tutto pare inghiottire, pure la speranza assieme alle ossa ed alla carne imputridita, per approdare poi ad una riva affollata da anime dannate, anelanti l’eterna pace ed un giusto riposo, dopo ere interminabili di tormenti, invano però. Da ora in avanti, fino alla conclusiva “Etere”, è l’ambient oscura a prendere il sopravvento, palesando a volte incertezze riguardo il percorso da intraprendere, come è nella vita reale… Evangelou Gerassimou azzarda la sfida del doppio album, spezzando in due tronconi distinti, ma conseguenti, la sua opera più ambiziosa ed articolata. La quale riprende tematiche sonore e liriche già presenti nei due lavori che precedettero Demiurgo ed estendendoli, perfezionandoli traendo spunto da quanto elaborato in oltre due decenni da autori che, prendendo le mosse dal black metal, hanno saputo proporre opere personali e di rottura. Non per nulla, vengono citati Ulver e Summoning, progetti che seppero aprire una nuova via a questo genere, garantendogli la sopravvivenza da un altrimenti inevitabile inaridimento (e “Lyssa” è esempio lampante di brano assecondante un concetto espositivo che pare trarre spunto dall’opera tolkeniana che già fecero proprio gli austriaci). Considerando il ristretto ambito al quale Demiurgo si rivolge, trattasi sicuramente di un azzardo, ma sono certo che Gerassimou non si sarà curato degli aspetti esteriori (quali l’altrui apprezzamento), altrimenti mai avrebbe dato corso a questa sua nuova iniziativa. Il frutto della quale maturerà forse nel Tempo, del quale però val davvero la pena interessarsi?

Per informazioni: http://www.mykingdommusic.net
Web: http://www.facebook.com/lordagheros
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