Militia: Folk Xii

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Militia è un altro di quei nomi che possono ricordare i più ‘grandicelli’ di noi: l’inizio della loro attività risale infatti al 1982, ma anche prima di allora, a Perugia  li conoscevano come Lo Noize. Erano considerati un gruppo fra i  più interessanti ed originali della New Wave italiana, insieme ad altre formazioni come Diaframma, Litfiba, Neon e via dicendo; come loro furono apprezzati all’estero e collaborarono a progetti di prestigio. Artefici di atmosfere inquietanti ed angosciose, basso e chitarra cupissimi con interventi di una tesissima tastiera, avevano fatto propri i principi base del post punk condendoli con sprazzi di creatività italiana: insieme a pochi altri, i Militia furono fondatori, all’epoca, di una scena dark perugina, che si pose a fianco di quella fiorentina o bolognese. Dopo quegli anni ‘agitati’ la loro ricerca musicale è proseguita negli anni ’90 sempre in direzione di svariate sperimentazioni con il sostegno dell’etichetta storica Materiali sonori: basti pensare alla collaborazione con musicisti del calibro di Chris Karrer degli Amon Duul II, o Blaine Reininger. Oggi, grazie all’impegno di Oltrelanebbiailmare, nata da Silentes di Stefano Gentile, vediamo la ristampa del primo EP dei Militia, Folk II, uscito nel 1985 per la Contempo di Firenze, arricchito di altri sette brani completamente inediti, tratti da materiale di vario genere. Vale la pena precisare che questa etichetta ha già fatto uscire la ristampa di una serie di ‘chicche’ risalenti a quegli anni, fra cui, per esempio, i lavori dei Le Masque, dei Wax Heroes (con la Spittle) e degli Engel Der Vernichtung, di alcuni dei quali ci occuperemo certamente: un impegno ammirevole, che ci auguriamo venga apprezzato nel modo giusto. Folk Xii è figlio del suo tempo, ma rappresenta anche ora un ascolto più che degno: apre “Mare crudele”, con un inizio superemozionante in cui poche cupe note di basso introducono una grandissima chitarra, tagliente ed affilata e, poco dopo, il refrain ‘Gott mit uns’ che tanto fece sospettare inesistenti implicazioni politiche. La seconda traccia, “Echi” travolge, per così dire, con la forza della disarmonia, mentre “Ritmi” è talmente oscura da dare i brividi. “In Trionfo”, l’ultimo dei brani presenti nell’EP originario, oscilla tra ritmi ossessivi e rallentamenti in stile folk dal suono spettrale, dove il canto trasmette malsani batticuori. Seguono “Anamorfismo”, che fra minacciose tastiere e bizzarre, ‘esplodenti’ percussioni, potrebbe fare da colonna sonora a qualche sequenza horror e “Disperate Preghiere” che invece ci riporta ai Joy Division. Da segnalare ancora “In Disarmo”, in cui la chitarra essenziale ma ricca di plumbee dissonanze supporta magistralmente la voce che si apprezza soprattutto nel trascinante refrain e l’ultima, “Zalamort”, dark che più di così si muore, dall’andamento quasi solenne. Ritrovare questa musica non è una banale operazione ‘nostalgia’: ha valore di ricerca storica e di riconoscimento della genialità di artisti italiani che negli anni ’80 furono noti a pochi. La qualità è peraltro attestata dal godimento – sul quale mi sento di garantire – che tale ascolto può dare anche al pubblico di oggi.

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