X-TG: Desertshore/The Final Report

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La sigla X-TG, come molti sapranno, rappresenta ciò che resta dei mitici Throbbing Gristle: dopo scioglimenti, lutti e defezioni di ogni genere qui ritroviamo fondamentalmente Chris Carter e Cosey Fanni Tutti, mentre manca, com’è ovvio,  Peter ‘Sleazy’ Christopherson, deceduto nel 2010, che pure aveva appoggiato questo nuovo progetto fin dal primo momento, nutrendo fra l’altro l’aspirazione a  coverizzare l’album di Nico Desertshore, del 1970. Anche P-Orridge, infatti,  si era frattanto allontanato. Le speranze di  Christopherson si sono concretizzate dopo la sua morte con l’uscita di questo doppio CD: il primo contiene appunto il rifacimento di Desertshore con diversi vocalist che si alternano in luogo di P-Orridge; il secondo, The Final Report,  presenta invece materiale nuovo. Si tratta di due lavori molto diversi fra loro che consentono anche diverse valutazioni. Mentre il primo affascina con pathos e suggestioni uniche per l’intensa partecipazione e la nostalgia che ne pervade il suono, il secondo, molto più ostico come ascolto,  sembra recare, per molti aspetti, l’impronta dei Coil più recenti e condivide, a tratti, quella freddezza che spesso caratterizzò i loro lavori: non manca tuttavia quella tendenza marcatamente sperimentale, con l’uso di strumenti inusuali abbinati in modo disarmonico, che fu tipica dei Throbbing Gristle. Gli otto brani di Desertshore si conoscono da sempre, ma ritenere questo disco la semplice cover di un altro disco significherebbe banalizzarlo: l’ordine dei pezzi, intanto, è cambiato; inoltre, la personalità di chi ci ha messo mano incide fortemente sul risultato. Inizia “Janitor of Lunacy” che incanta con la sua atmosfera onirica ed evanescente per quanto pervasa di sacralità, con la voce di Antony che sembra provenire dalle tenebre. “Abschied”, uno dei miei pezzi preferiti, vede l’interpretazione magistrale di Blixa Bargeld che ci regala una robotica nenia sullo sfondo di un ritmo ‘industrial’ screziato da  suoni di spietate lamiere. Anche “Afraid” fa la sua figura, interpretata con prevedibile languore dall’ex pornostar Sasha Grey, mentre “The Falconer”, cui Marc Almond tenta di conferire sensualità, perde un po’ nel confronto risultando un filo stucchevole. Belle anche le due tracce cantate da Cosey Fanni Tutti, “All That Is My Own” e “My only child”: la prima eseguita con solennità su un sottofondo di suoni sottili ed affilati, la seconda enigmatica, ricca di inquietanti echi. “Mütterlein” è ancora cantata da Blixa Bargeld con molto carisma, accompagnato da ‘inclementi’ sonorità ‘industrial’ dal ritmo martellante: a detta di tutti,  è lui l’interprete più fedele dello spirito di Nico. L’ultima traccia, “Desertshores”, non risale all’originale, ma è composta da una serie di voci differenti che ripetono la frase ‘Meet me on the desertshore’, in combinazione con altre voci e suoni in lontananza: l’atmosfera post-industrial crea un effetto in verità impressionante, per non dire francamente ansiogeno.

The Final Report è come si diceva: un buon disco a cavallo fra ‘industrial’ e ‘dark ambient’, oscuro ma non sorprendente, brillante in qualche punto, ma certo non al livello di certe produzioni dei Throbbing Gristle. Il gruppo lavorava su queste tracce già prima della morte di Christopherson: forse con la sua assenza è connesso il senso di perdita che qua e là si percepisce (o si immagina?). Fra tutte giova segnalare “Um Dum Dom”, la cui struttura è sorretta da percussioni in tuttotondo sulle quali interviene un curioso cantato ‘artificiale’; “In Accord”, un susseguirsi di disarmonie elettroniche ciclicamente scandite ed infine “Gordian Knot”, fredde sonorità ‘ambient’ ravvivate da agghiaccianti sperimentazioni vocali. La riflessione che sorge spontanea è: siamo di fronte ad un’epoca che si sta definitivamente chiudendo?

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1 comment

  1. Shadowplay 11 giugno, 2013 at 10:27

    Ottima recensione che condivido in tutto escluso la sola The Falconer, interpretata da Marc Almond, che a mio avviso è uno degli episodi migliori.

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