Crest Of Darkness: In the presence of death

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Fedele ad un black metal brutale ed autarchico, Ingar Amlien pubblica il settimo sigillo della saga Crest of Darkness, poco o nulla aggiungendo con In the presence of death in termini di innovazione o di scostamento dal solco della tradizione. Brutale, immediato, sanguinario, il disco poggia su nove episodi che testimoniano l’osservanza dei norvegesi nei confronti di un Verbo che non ammette repliche e nemmeno irresolutezze, morire colla spada serrata tra le mani ed uno sguardo di sfida fisso negli occhi del nemico è l’unica soluzione possibile. Pronti a diffondere ancora una volta i loro proclami, i CoD non concedono ammorbidimenti o facili concessioni a modernismi assortiti, d’altronde che Amlien creda negli ideali che perpetua tramite la sua occulta Creatura è noto, mai avendo fatto mistero delle sue convinzioni. Ne consegue l’ennesimo platter malato, irrobustito da assalti frontali d’inaudita violenza, d’un furore belluino che può derivare solo dalla cieca determinazione. “Demon child” strazia, “Redemption” infonde nuova linfa, suggendola da vittime sventurate, ad un genere che non teme il confronto col passato, riesumando il cadavere putrefatto d’antichi anthems quali la leggendaria “Woman of dark desires” dei Bathory, la cadenzata “Welcome to my funeral” disseppellisce letteralmente il cadavere purulento del black metal più blasfemo, esibendo il gran lavoro alle percussioni di Kjetil Hektoen (che non potevo non citare!), le chitarre di “Vampire dreams” incidono i tessuti con chirurgica precisione, inducendo nell’ascoltatore un senso di terrore reale, tangibile, è il caos che trionfa sull’ordine precostituito, sono le armate dei Demoni che si impossessano delle città dei vivi (la porzione cadenzata è una vera e propria marcia funebre)… In the presence of death è una cattedrale d’ossa che affonda le sue fondamenta in una terra sconsacrata, è la consacrazione di un gruppo che dimostra sufficiente padronanza delle proprie doti compositive ed esecutive, l’ardore controllato con determinazione della veloce “From the dead” lo dimostra: un episodio destinato a perdurare negli anni che lascia dietro di se una lunga scia di Morte, distruzione e cenere; tastiere e a-soli mediati dal prog metal spiazzano, incuriosiscono ed infine convincono, prova che le lunghe esercitazioni hanno dato i loro frutti. Chiude “The day before she died”: pire votive innalzate in onore di Divinità crudeli ed insaziabili, una chitarra acustica segna la fine di un incubo lungo nove stazioni di una Via Crucis che terminerà in un bagno di sangue, ma non ci saranno Martiri od Eroi, di chi soccomberà non rimarrà testimonianza alcuna. Questo è il black metal!

Per informazioni: http://www.mykingdommusic.net
Web: http://www.crestofdarkness.com
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