Fire + Ice: Fractured Man

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Torna, a distanza di 12 anni dal precedente Birdking, il bardo Ian Read, figura carismatica della scena neo-folk, personalità influente – ha ispirato gruppi come gli Unto Ashes, i Forseti egli Orplid -, cultore e studioso delle rune e del paganesimo. Di recente avevo visto dal vivo i Fire + Ice a Milano nel 2011 nel concerto che celebrava il ritorno sulle scene dei Death In June – Ian Read è uno dei pochi musicisti con cui Douglas P. non ha ancora litigato! –ricavando l’impressione di un artista ancora integro. Nel nuovo album dei Fire +Ice – intitolato Fractured Man – oltre ai fedeli Michael Moynihan dei Blood Axis e Annabel Lee si è circondato di collaboratori di tutto rispetto. Ci sono nomi come Michael Laird dei citati Unto Ashes, i Sonne Hangal e Douglas P., il cui contributo è invero marginale e si limita a due pezzi. La traccia iniziale “Fractured Man” – in cui risalta l’harmonium suonato da Michael Laird che accompagna la voce mistica e ispirata di Ian Read -è un piccolo gioiello di poesia che trasporta l’ascoltatore in un’altra dimensione. Nella successiva e strumentale “Caratacus” compare l’inconfondibile tocco della chitarra acustica di Douglas P. che evoca i gloriosi tempi passati della Morte in Giugno. In “Treasure House”, “Nimm” e “Verloschen” sono protagonisti i Sonne Hangal – gruppo tedesco di culto della scena neo-folk – che ci donano tre perle acustiche – le ultime due cantate in tedesco- ricche di pathos e purezza. “Mr Wednesday è invece una cover di un gruppo sconosciuto (i The Lykes Of Yew) in cui compare curiosamente – nell’atmosfera dell’album – la chitarra elettrica. Gli Unto Ashes tornano a dare il loro contributo in “Have you seen?” e in “Jubal And Tubal Cain”: la prima è una traccia priva di mordente mentre la seconda è una splendida ballata acustica impreziosita dal violino di Annabel Lee che risuona magico assieme al pianoforteanche in “Aelsfiden”, caratterizzata da una tristezza irreale con Ian Read che sembra in preda a “visioni” cupe e desolanti. La conclusiva “Fractured Again”, affidata di nuovo agli arpeggi di Douglas P., chiude il cerchio di Fractured Man. Si tratta indubbiamente di un grande ritorno: Fractured Man riscopre la purezza e la semplicità del folk e risplende di poesia incontaminata: rappresenta una sorta di viaggio esoterico e mistico alla ricerca delle nostre radici ancestrali.

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