Folkstone: Restano i frammenti

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E’ semplicemente pazzesco, questo è un trionfo, è la celebrazione del sacco, è la festa che esalta le gesta dei guerrieri rientranti al villaggio, al termine di una stagione di razzie. Scorrendo le immagini di Restano i frammenti sarebbe giuoco facile lasciarsi prendere la mano dalla retorica e giù, inchiostrare elogi, ovvero abbandonarsi ai soliti lamenti considerando che, essendo italiani e non, chessò, tedeschi, l’utente medio non se li fili (ma in Germania li conoscono meglio che da noi). Sono certo che ai Folkstone, e nemmeno al loro pubblico, questo poi non frega un granchè. Due DVD ed un ciddì mp3 aggiunto, i contenuti sono di tutto rispetto, quantitativamente ma pure qualitativamente, ventisette brani più introduzione (la preparazione alla pugna), è ben vero che i convenuti sono lì tutti per loro, e sentirsi in casa giova, ma pochi nel nostro Paese possono vantare un seguito così fedele, ed i Folkstone se lo sono meritato, costruito anno dopo anno, concerto dopo concerto; sul palco a sbatterti devi pur salirci, per Diana, e Lore e compari non si tirano indietro! Poi “Anime dannate”, o “Briganti di montagna” che siano, fa poca differenza, l’impatto è sempre impressionante, da cavalleria Gota che ti travolge, ma sono brani quali “Omnia Fert Aetas” a meglio esplicitare il senso della loro musica, e dell’appartenenza del loro popolo. E’ quello spiriro barbarico che forse va compreso, e magari qualcuno pure lo rifiuterà ma, credetemi, permettersi un giudizio (ma chi può sentenziare sull’arte altrui, intesa come opera dell’artigiano, la creazione di un manufatto che è pregiato perchè frutto della sapienza e della perizia trasmessa dal Mastro di bottega al garzone) superficiale, senza scendere nel profondo dell’animo che sostiene questi cantori di altre epoche, significherebbe cadere in errore, e ben grave. La forza primitiva della loro esibizione non deve trarre in inganno, questo è sangue (figurato) che scorre, ma è anche un riferirsi all’oggi, alla quotidianità non facile che stiamo vivendo. Si può essere sereni, quando tutto par crollarti addosso, quando nemmeno residua il tempo per fermarsi a riflettere, a considerare un’alternativa, una soluzione ai problemi, anche quelli più semplici che, in certe situazioni, s’amplificano fino ad apparir insormontabili? E’ ben vero che “In taberna (in vino veritas)” non sarà un capolavoro di perizia esecutiva, o di fine lirica, ma non è questo che i Folkstone vogliono. Siamo qui per fare festa, perchè alla fine, sul campo ove s’è consumata la lotta, rimarranno solo frammenti d’ossa, come le immagini che si fisseranno nella nostra memoria, per sempre, e grazie a queste rimembreremo una bella serata fra amici. Anche perchè non è finita certo sul palco, la festa continua anche dopo… Ecco, la retorica che prima tanto temevo, m’ha alla fine preso la mano. Bella testimonianza, completa, ben registrata, con un insieme di musicisti che si supera, in una sarabanda infernale di due ore di canti e di suoni, senza però scadere nella caciara. Questo per il primo DVD; il secondo contiene materiale extra quale un dettagliato (nel senso che ci sono pure i sorpassi ai TIR e le soste in autogrill) resoconto della loro partecipazione al Tanzt di Monaco (grande spontaneità dei nostri), i video di “”Respiro avido”, “Nebbie” e “Nell’alto cadrò”, le immagini dell’esibizione del coro “Le due Valli” di Alzano Lombardo (perchè saremo anche gente del Nord, ma queste cose ci piacciono, sono come i cori degli Alpini del mio Friuli, ci prendono il cuore!), una serie di sfondi fra i quali lo “Sgangogatt” che fa sempre impazzire mia figlia, il materiale non manca, insomma. Ultimo CD, i brani del concerto in mp3. Certo, Restano i frammenti è per chi i Folkstone apprezza, e non pretende altro. Forse servirà a guadagnare qualche altro sostenitore, ma osservando con attenzione il pubblico del Palacover di Villafranca (Verona), di sicuro bisogna innanzi tutto amarli e rispettarli. Ammetto che non è proprio il mio genere, però dinanzi ai Folkstone m’inchino con deferenza, e non per porgere il collo al taglio della loro ascia. Da buon Longobardo…

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