Gosta Berlings Saga: Glue works

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Terzo disco per gli svedesi GBS, sigla ascrivibile al filone progressive strumentale, un quartetto che fa sì grande sfoggio di tecnica (possedendone in notevoli dosi), ma anche di uno spiccato gusto compositivo che permette a Gabriel Hermansson, Einar Baldursson, David Lundberg ed Alexander Skepp di rilasciare un lotto di brani piacevoli. Le atmosfere spaziali di “354” rimandano ai fondamentali King Crimson, quelli più criptici, e sull’intiero brano (ma anche altrove) si staglia sullo sfondo l’autorevole sagoma dei Van Der Graaf Generator. E’ un viaggio negli abissi dell’Universo, privi di una meta definita, ed il buio tutt’attorno rende sgomenti (“Islands”); un’immensità proto-plasmatica, nella quale ci si muove a fatica, incerti, temendo di venir risucchiati per sempre in qualche vortice apertosi improvvisamente dinanzi a noi. La produzione dell’esperto Mattias Olsson (Anglagard e White Willow tra i suoi assistiti) rende il suono ancor più intenso, legato sì al passato, ma in misura molto più contenuta rispetto ai lavori portati a compimento coi due insiemi che ho voluto citare. Glue works è progressivo nella sua struttura, obscuro e tormentato nella sua anima, eccellente nel suo risultato finale. Non pesa l’assenza della voce, in questo disco la musica è davvero bastante.

Per informazioni: http://www.cuneiformrecords.com
Web: http://www.gostaberlingssaga.se
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