Pankow: Hogre

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Dopo un silenzio di ben cinque anni tornano i Pankow con questo EP in edizione limitata, uscito in chiusura dell’anno scorso e che fa da presentazione per l’album full-length che si appresta ad essere pubblicato (And Shun the Cure They Most Desire).
Hogre testimonia l’ennesima reincarnazione dei Pankow: ora infatti, insieme a Maurizio Fasolo/FM, il vero regista del progetto dagli esordi ad oggi, e il fido Enzo Regi, sodale di FM sin dal discusso CD Pankow del 1996, sono tornati in formazione stabile due membri storici, ovvero Alessandro Gimignani e Paolo Favati. I Pankow hanno poi come nuovo cantante il giovane Bram Declercq, che ha avuto il difficilissimo compito di sostituire Alex Spalck, per me uno dei più incredibili front-man che la scena alternativa tutta ricordi. Ascoltando Hogre bisogna riconoscere che Declercq non se la sia cavata affatto male. Spalck poi a quanto pare non ha abbandonato definitivamente il gruppo e ora nei Pankow continua a curare i testi: sembra anche che abbia prestato la sua voce in alcuni brani del nuovo CD. Se Hogre è stato un modo per saggiare il terreno in vista del full-length, i risultati che ha ottenuto sono stati indubbiamente incoraggianti: l’EP infatti ha stazionato per settimane nella top ten della prestigiosa classifica alternativa tedesca DAC e il nome Pankow è di nuovo sulla bocca degli appassionati di musica elettronica di tutta Europa. Nel CD il gruppo ha scelto di presentare esclusivamente dei remix, mossa utile anche per spargere di nuovo il verbo Pankow nei dancefloor oscuri. Tre sono i brani nuovi, ovvero “Don’t follow”, riproposta in due versioni, “Crash & Burn” e “Radikal”. Il primo è un eccellente pezzo, destinato a diventare un classico del repertorio dei Pankow: caratterizzato da una base di synth ossessiva, piacevolmente ostica, “Don’t follow” incalza con un ritmo a cui è impossibile resistere, mentre la sua linea melodica è così accattivante da rimanere immediatamente nella mente. “Crash & Burn” e “Radikal” danno l’impressione di essere state pesantemente trasformate nei remix e sono quindi curioso di ascoltarle in versione originale: anche in questa forma comunque sono dei brani piuttosto buoni. Nel CD trova posto anche il remix del grande classico “Das Vodkachaos”, che trasfigura l’originale con suoni moderni molto dancefloor-friendly. Con mano altrettanto pesante c’è andato Die-6 nella sua rielaborazione di “Extreme”, un brano preso da Great minds against themselves conspire: questa rilettura trance oscura, con voce pesantemente trattata, è comunque particolarmente efficace. Meno bella rispetto all’originale infine è l’interpretazione di “Deny Everything” a cura dei Plastic Noise Experience: anche l’interpretazione di Declercq per quanto buona non regge il confronto con la versione del 2007 interpretata da Spalck.
Confesso di aver nutrito qualche dubbio sui Pankow alla notizia della dipartita di Alex Spalck: sono contento che Hogre stia qui a smentirmi e a testimoniare ancora la grandezza di questa storica band.
Bentornati Pankow!

TagsPankow
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