Android Lust: Crater Vol. 1

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Di Android Lust ci siamo occupati regolarmente qui su Ver Sacrum, affascinati dalla personale proposta musicale di quello che è di fatto il progetto solista dell’artista Shikhee: ho sempre trovato affascinante quella sua originale commistione di elettronica minimale e sonorità industriali, che si esprime in composizioni languide, talvolta contaminate con influenze rock e qualche venatura synth-pop. Questa sua ultima produzione, Crater Vol. 1, nasce in modo unico sia per obiettivi musicali che per processo produttivo. L’artista si è voluta infatti concentrare primariamente sul suono e meno sulla forma canzone, addentrandosi nel territorio di confine tra musica ambient e industrial. Per creare l’album Android Lust ha fatto ricorso al sito di crowdfunding Kickstarter, ottenendo un risultato straordinario (oltre il 350 % del finanziamento) anche se relativamente limitato in termini economici assoluti (circa 14.000 $). Dopo diversi mesi di lavorazione Crater Vol. 1 ha visto finalmente la luce e il risultato complessivo lascia decisamente soddisfatti, visto che non è un’esagerazione affermare che questo è senza dubbio il migliore album dell’artista. L’attenzione per i suoni produce dei risultati sempre unici e interessanti, in cui sonorità sintetiche si intrecciano in ricche ma mai barocche stratificazioni. L’uso di glitch e suoni aspri marca l’appartenenza dell’artista alla “famiglia industrial” sebbene nell’album queste influenze non si esprimano mai in forme eccessivamente ostiche (se non nei momenti più sperimentali come “First Man”). La sua natura di progetto “ambientale” fa privilegiare in Crater Vol. 1 atmosfere sensuali e notturne, ma la presenza di basi ritmiche e un certo senso di “urgenza” che sembra trasudare da ogni brano rendono l’ascolto sempre vivace, senza un attimo di noia. Nell’album si nota anche l’interesse dell’artista per i suoni naturali, campionati dal mondo reale e usati dopo notevoli elaborazioni e filtraggi (un esempio per tutti i suoni “acquatici” di “Precipice” e “Water Whispers”). Crater Vol. 1 rispetta in parte l’obiettivo iniziale di creare un album completamente strumentale, visto che 3 dei 10 brani dell’album sono alla fine diventati delle canzoni complete (“I need to know”, “From the other side”, Here and now”), costruite in pieno stile Android Lust e senza dubbio da segnalare fra le migliori mai scritte da Shikhee. Il tono sperimentale e astratto dell’album ha fatto sì che certe virate di gusto rock, assai presenti nel precedente album di Android Lust The Human Animal, qui siano completamente assenti, cosa che rende ancora più coerente – e secondo me anche più piacevole – l’esperienza di ascolto. Non è chiaro se a seguire ci sarà anche un volume 2, ma senz’altro Android Lust questa volta con Crater… ha fatto un centro pieno. Segnalo infine che l’album può essere ascoltato per intero, e acquistato anche in forma digitale, dalla pagina Bandcamp dell’artista.

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