Darkthrone: The underground resistance

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Darkthrone! L’urlo che ti ghiaccia il sangue. Te ne stai li, spalla a spalla coi tuoi commilitoni, stringendo colla destra il pilum e colla sinistra lo scudo, serrando le fila, nell’attesa spasmodica che su di te s’abbatta la carica. The underground resistance è l’essenza del metal. Grezzo, primordiale, solenne. Epico. Robert Ervin Howard apprezzerebbe la barbarica irruenza di questo moloch soniko che avanza, inscalfibile, annichilente. Ma che cela nelle porzioni rallentate le sue armi più letali. La voce di Nocturno Culto (“Valkyrie”) è quella del narratore di gesta che poco hanno di eroico, perché il berserker è un bandito, un reietto, a lui ci si affida solo quando non riesce altrimenti a risolvere a proprio favore i destini della pugna. E’ il crepuscolo d’una Era morente ove Lealtà ed Onore forse contano ancora, ma la flotta attende disposizioni circa la rotta da intraprendere, prima di salpare per l’ultima missione (“The ones you left behind”). I Darkthorne non suonano più black, o death, o punk, e poco gliene importa, evidentemente, il loro è semplicemente ed essenzialmente metal, quello delle origini, quello che non vuole cedere a compromessi, con nulla e con nessuno. Meglio morire colla spada in mano! Anche quando è la NWOBHM a venir richiamata (in “Leave no cross unturned”) il risultato è credibile, ed il coacervo di Celtic Frost (gli “uh” tanto cari a T.G. Warrior), Angel Witch ma anche Iron Maiden produce un effetto straniante, di viaggio indietro nel tempo, ma la realtà è qui, ben tangibile, possiamo certificarla (ed il quarto d’ora circa di durata del pezzo corre veloce!). Asce che sfondano crani, i Bathory che entrano nella leggenda, Fenriz che rotea il martello degli Dei, frammenti d’ossa che si spargono tutt’attorno, sangue che impregna il terreno ghiacciato. Questo è The underground resistance, le porte dell’Ade si spalancano ed accolgono i poveri resti dei legionari che hanno osato frapporsi a tanta, belluina violenza. Incuranti delle altrui opinioni, i Darkthrone incidono sul tronco dell’Albero Sacro l’ennesimo capitolo della loro saga, col fiero sprezzo di chi tanti trionfi in suo onore ha visto celebrare, ma che è pure convinto che ogni battaglia va combattuta, fino alla fine. Produzione antica, tanto che sono andato a riascoltarmi vecchi vinili di Mercyful Fate ed una cassetta degli Angel Witch, per riabituare i timpani a quel suono così naturale.

Per informazioni: http://www.audioglobe.it
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