Eva Clesis: Parole sante

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Strano libro, Parole sante di Eva Clesis, uscito in questi giorni per Perdisa Editore. Strano perchè nel suo combinare in modo così speciale caratteristiche tipiche di generi molto diversi, stupisce e disorienta il lettore che, dalla seconda metà del romanzo in poi, viene letteralmente investito dall’orrore e dal dramma di cui in precedenza non aveva avuto sentore se non per pochi segnali, incautamente trascurati. Infatti la vicenda dell’anziana signora Magnano, del suo infermo figliolo Santo, dello scaltro parroco don Felice, del suo inquietante sagrestano Dieci e, infine, della badante ucraina Viorica inizia con toni leggeri ed ilari e stile palesemente satirico, tanto da non far affatto supporre che si tratti di un noir o di un genere affine. Siamo in un immaginario – ma quanto mai realistico! – paesino pugliese, Comasia, dove gli abitanti che non hanno scelto di allontanarsi, pagano lo scotto di una mentalità ristretta ed antica, vivono di eventi che sarebbero insignificanti in qualunque altro luogo, hanno come unico svago il pettegolezzo più sfrenato e considerano autorità assolute il parroco ed il notaio: qualcuno di noi conosce una località del genere? Descrivere i fatti che qui si svolgono usando l’espediente della satira forse è la scelta più ovvia perchè offre le maggiori garanzie di efficacia: come si potrebbe altrimenti presentare una vecchietta bigotta in modo maniacale, così timorosa del ‘diverso’ da ritenere la colf ucraina che sta ospitando per ‘fare un’opera buona’ un’indemoniata, solo per il sospetto che non conosca la religione cattolica e che crede di ottenere un posto in paradiso solo per aver acconsentito alla richiesta del prete di lasciare la sua proprietà alla chiesa? Come si può rendere accettabile, se non mediante il sarcasmo, il gruppetto di parrocchiane più arretrato e limitato che esiste, che ha come scopo nella vita quello di intromettersi negli affari altrui possibilmente provocando danni? Eppure, all’interno di quello che sembrerebbe un innocuo bozzetto popolare la giovane Eva Clesis cela una versione del male di potenza agghiacciante. La storia che emerge a poco a poco, un dettaglio dopo l’altro, non è il semplice raggiro ordito per motivi di banale interesse, ai danni di un’ingenua vecchietta: il riso iniziale rimane gelato sulle labbra mentre si conoscono vite distrutte, bambini innocenti ridotti a vittime sacrificali, famiglie disfatte per aver infranto le regole. In contrapposizione alle mentalità grette e meschine imperanti, che non possono che suscitare involontaria comicità, vi è uno sparuto gruppo di solitudini che cercano disperatamente di sopravvivere: Santo Magnano, affetto da una malattia degenerativa, deve fare i conti con la propria infelicità ed inadeguatezza, ben sapendo che per lui non vi sarà mai la possibilità di una vita normale; Viorica Kirilenko, giunta dall’Ucraina con una valigia colma di disperazione, lotta per offrire al figlioletto rimasto a casa quelle opportunità che per tanti altri sono ovvie. Se in una breve fase sembra possa esserci per questi personaggi la labile speranza di un riscatto, grazie alle aspettative accese in loro dai sentimenti, il dramma che ormai si è innescato li travolgerà con la violenza di un maremoto. Questo dramma è il ‘figlio’ della ‘ridente’ provincia italiana dove i colori intensi e la pittoresca espressività celano il marcio e la malattia. Proprio all’interno della chiesa, fra le persone di cui tutti si fidano, il mistero di un oscuro, sconvolgente passato vela anche il presente di inquietanti ombre.

La giovanissima autrice del romanzo parla di questo ambiente perché lo conosce bene. Di origini pugliesi, ha sempre rivendicato il legame con la sua terra, pur consapevole delle sue luci e delle sue tenebre: con Parole sante ha dimostrato di saper gestire brillantemente l’aspetto folkloristico/sociale e, unendovi elementi ambigui e cupi oltre ad una certa dose di cattiveria, ha creato un amalgama efficace e sorprendente. Servendosi di una scrittura scorrevole e curata, che diviene estrosa nel suo uso occasionale di espressioni popolari e dialettali, senza mai tuttavia calcare troppo la mano, ha strappato la maschera ad un mondo ingannevolmente semplice e genuino.

Eva Clesis “Parole sante”, Alberto Perdisa Editore 2013, pag.312, € 16,00

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