The Fallacy: Love Division

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Il mondo gothic si allarga sempre più e così quando ci giungono nuove ‘musicali’ da posti lontani come il Cile la curiosità e la simpatia sorgono spontanee. Parliamo infatti di una band nata nel 2007 a Santiago su iniziativa di Marco Cusato, polistrumentista e cantante appassionato di gothic rock tradizionale, dai Mission ai 69 Eyes ai Nosferatu o anche i primi Theatre of Tragedy. A lui si sono uniti ovviamente altri muisicisti fino a dar vita alla formazione attuale, costituita, oltre che da lui, dalla cantante e chitarrista Angeline Bernini ed il bassista Niko Arell. Una nota dolente pare riguardi la batteria, il cui posto non é stato ancora stabilmente occupato da nessuno se non nelle esibizioni dal vivo, sostituita per il resto dalla tecnologia. Dei The Fallacy non si sa molto, qui da noi, ma in realtà hanno già rilasciato un EP e tre album e, probabilmente, muoiono dalla voglia di ampliare i loro orizzonti, tanto che per la promozione del loro ultimo full-length, Love Division, hanno programmato un tour mondiale che includerà – pare – USA, Cina, Russia ed India. Questo album che, per loro, segna il raggiungimento di un suono più maturo e compatto, alle nostre orecchie ‘scafate’ trasuda ingenuità: non é sgradevole,  non é questo il problema ma il sound é talmente convenzionale nel suo romanticismo che ogni brano sembra di averlo già sentito anche se si sa che non é possibile. Più nello specifico: nella title track si sperimenta subito nel canto la soluzione preferita dalla band, cioé  il duetto voce maschile/femminile accompagnato da chitarra e tastiera molto lineari – il basso si sente appena – in uno stile melodico semplice. Segue “Mistaken Love” dove la formula non cambia ma il ritmo si rafforza e la cantante ce la mette tutta per somigliare a Cristina Scabbia (ma la conoscerà, poi?). Subito dopo, “Drops of Fire” é forse la più ‘metal’, con il risultato di ricordare ancora di più i Lacuna Coil: la voce di Marco Cusato in verità é appezzabile e anche la chitarra fa decisamente un buon lavoro, mentre tra Angeline e la nostra Cristina non c’é storia (e francamente non sono certo una fan abituale dei Lacuna Coil!). “Holy or Ghost” tenta l’allungo ‘sinfonico’, “Desperate” é una delle più cupe ma anche una delle meno riuscite, “Angel Face”  é costruita sui presunti virtuosismi della cantante che ci mette comunque il massimo impegno. Da segnalare anche “No Dreams at Home”, malinconica e decadente, che ancora una volta lascia apprezzare, oltre al bel canto di Cusato, anche chitarra e pianoforte romantici ed appassionati. Il gruppo é in procinto di affrontare una serie di date negli Stati Uniti dove il pubblico non é certo sprovveduto: auguriamo loro tutta la fortuna possibile e che l’esperienza li faccia crescere professionalmente.

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