Tony Iommi (con J. T. Lammers): Iron Man – il mio viaggio tra Paradiso & Inferno con i Black Sabbath

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Tony Iommi è i Black Sabbath. Anche se lui per primo rifiuterebbe fermamente questa mia affermazione, risulta assolutamente chiaro che è stato lui a perseverare, a conservare il patrimonio artistico di una delle band, non lo scrivo io per primo, più influenti del pianeta. Rischierò di perdermi tra citazioni (già fatto…), luoghi comuni, ovvietà, e ne sono ben conscio, d’altronde su questo uomo e su questo gruppo tanti, troppi hanno espresso pareri, giudizi, versato inchiostro a fiumi, troppo spesso senza cognizione o, peggio, tanto per farlo. Resta un dato di fatto: a parte gli appassionati del genere, e nemmeno la maggioranza di questi, e schiere di discepoli fedeli, pochi conoscono realmente le vicende che hanno coinvolto il gruppo partito dalle West Midlands alla conquista del mondo e che alla fine ce l’ha fatta, almeno in ambito heavy. Iron man giunge opportuno anche per questo. Che Iommi sia stato, e lo sia tutt’ora, citato come Maestro da schiere di devoti seguaci, che quanto accadutogli alla mano, la disgrazia che ha dato il via alla leggenda, o le separazioni da Ozzy e dagli altri, le schiere di cantanti avvicendatisi in formazione, la pubblicazione di dischi ritenuti (spesso a torto), inferiori, la divisione della carriera in tronconi definiti (l’era-Ozzy, quella Dio, poi quella con Tony Martin…) a seconda di chi si trovava dietro al microfono, sono eventi che sono noti e che sono stati sufficientemente dibattuti. La rivalità con Osbourne? Forse c’è stata, ma probabilmente qualcuno c’ha lavorato sopra un tantino di troppo… Leggere Iron man per chi, come anche il sottoscritto, ama la musica fatta di riff plumbei, di atmosfere serrate, epiche, di ambientazioni catacombali, farà piacere perchè si, qui c’è la musica, c’è la genesi di capolavori (perchè il Tempo li ha dichiarati tali), ma sopra tutto c’è la vicenda dell’uomo Tony Iommi, una vita passata in studio ed in tournee, sui palchi di tutto il mondo, fra temporanei abbandoni, addii, ricongiungimenti, scherzi e tragedie, e pure gioie, perchè non sono mancate, come è giusto che sia, nemmeno queste. Ci sono anche gli aspetti semplici, quotidiani della vita di un uomo che l’ha trascorsa avendo sempre presente una ragione, quasi una missione: mantenere vivo il nome dei Black Sabbath. Certo, si può stabilire dei confronti con la biografia del suo amico Ozzy, ma diverso è lo stile, differente l’approccio, Tony suddivide tutti questi anni in capitoletti, con grande meticolosità, come fa sul palco, quando suona. Qui non c’è glamour, Iommi è razionale, convinto del suo operato (“…è necessaria molta determinazione, e fortunatamente non mi manca…”, pag. 140), ma sopra tutto non dimentica gli amici, i compagni (“…ma qualsiasi cosa succeda, a Ozzy o a me, noi siamo ancora amici. E lo saremo per sempre…”, pag. 216), è un leader nato, anche se agli inizi riluttante ad accettare questo ruolo naturale (capitolo 34), ma se non lo avesse fatto, i Black Sabbath sarebbero scomparsi nel nulla, incapaci di gestire il loro successo. Per i suoi Amici, non solo Ozzy, Bill Ward e Geezer Butler, Iommi ha sempre parole di grande stima ed affetto. I momenti bui vengono accantonati, e vengono fatti emergere quelli più sereni, fatti di baldorie, di lazzi, anche crudeli ma sempre accettati, di sacrifici, perchè al suo gruppo egli ha davvero dedicato tutto. Iron man è la biografia di un uomo semplice, di un musicista, non di un salvatore di anime o di un predicatore. Lo sa, lo ammette, egli ai suoi fan ha dato solo musica ma, vivaIddio!, cosa sarebbe il metal senza i Black Sabbath? Eppoi, ascoltare uno qualunque dei suoi pezzi, anche uno dei meno noti, mette davvero i brividi, perchè da quelle note traspare una volontà quasi feroce, spietata, come le maestose sequenze di note sparate dalla sua chitarra. Sapete, amici lettori, questo libro l’ho quasi assorbito, ed ancora oggi lo sfoglio, di tanto in tanto, e mi soffermo su qualche frase. Non so perchè, forse è l’età, ma a volte mi pare di averle ascoltate da lui in persona, anche se è impossibile… Ecco il pregio principale di Iron man, un uomo che narra di se stesso, senza celebrarsi. Un modesto, Tony Iommi, ma sempre ed assolutamente un Grande. PS: il libro è stato ultimato prima che venisse a conoscenza della malattia che lo aveva colpito, e che fino ad allora non si era manifestata. E prima dell’annuncio dell’ennesima reunion. PS 2: “…perchè la melodia è tutto nella musica…”, pag. 35. Lo ha scritto Lui, tenetene conto. PS 3: sono felice, al di la di tutto, che i BS si riuniscano, almeno i tre che ancora ce la fanno. E che pubblichino un nuovo album. Forse non riuscirò a vederli, così l’ultima loro immagine che conserverò sarà quella della serata di quel lontano ottobre ’95, in un palestrone di Sezana, Slovenia. Il tour di “Forbidden”, l’ultimo di studio, il più debole, pur troppo. Tony Martin alla voce (e che cantante!), al centro del palco, Bill Murray al basso, alla sua destra, il drum-kit di Bobby Rondinelli, dietro, le tastiere di Geoff Nicholls appena defilate. E Tony Iommi, chino sulla sua chitarra, concentrato, appena di fianco alla batteria. Ma la scena era tutta per lui, e la croce sul petto pareva mandare bagliori, nella notte slovena…

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