Australasia: Sin4tr4

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Ha da alcuni mesi debuttato con un EP dal titolo bizzarro il duo italiano Australasia, costituito da Gian (chitarre, basso e tastiere) – e Rico (batteria, tastiere ), entrambi legati, con ogni evidenza, alla tradizione postrock e black metal che, in Italia, certo non ha lo stesso seguito che in altri paesi europei. In Sin4tr4 si percepiscono diverse fonti anche eterogenee – qualcuno ci trova i Mogwai, altri gli Alcest o perfino Ennio Morricone – ma non si può assolutamente parlare di imitazione né tanto meno di epigonismo. La musica che i due hanno saputo realizzare appartiene soltanto a loro e, sebbene suggestiva e di alto livello, non può certo nutrire l’aspirazione di scatenare le masse: si tratta di atmosfere, momenti da godere in solitudine, visioni di magici paesaggi alle quali abbandonarsi per libere emozioni. Pochi i precedenti del genere, qui da noi: dell’operazione commerciale non c’è il minimo sentore  – per quello bisogna imitare preferibilmente i Joy Division e i Cure! – ma solo genuina passione musicale e consapevole originalità, unite ad una capacità tecnica ammirevole. Sin4tr4 contiene sette brani tutti strumentali tranne la terza traccia, “Apnea”, in cui compare una delicata ed enigmatica voce femminile. La prima è “Antenna”, che comincia con deliziose, morbide note shoegaze fino al robusto intervento di travolgenti chitarre, inseguite e, insieme, sorrette da una batteria davvero incisiva. Segue “Spine” – una delle mie preferite – che, dopo l’esordio ‘acustico’ accelera all’improvviso con efficaci sferzate di chitarra, per poi intervallarle nuovamente con momenti delicati, lasciando affacciare la tastiera in chiusura: il richiamo qui è ai grandi Alcest e all’ampiezza dei loro spazi. “Apnea”, come si diceva, propone una variazione al mood ‘atmosferico/elettronico’: la voce di una sirena  che ‘incatena’ senza parole; “Scenario” inizia onirica ed introspettiva per rafforzarsi successivamente – e non sfugga il lavoro della batteria! – come già visto in “Spine” e concludere con un misterioso gioco di voci . Seguono “Satellite”, raffinato esempio di pacato post-rock e “Retina”, dove invece prevale l’elemento ‘hard’. L’ultimo brano, “Fragile”, è ancora post rock, magico e sognante come non mai. Con queste belle premesse, non rimane che attendere il primo full length di Australasia che ci auguriamo arrivi al più presto.

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