Claudio Vergnani: I vivi i morti e gli altri

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Al giorno d’oggi, non si sa più come accogliere l’ennesimo romanzo su vampiri o zombie, anche quando l’autore si è creato ormai una certa reputazione come Claudio Vergnani. Ho letto, a suo tempo, Il 18° vampiro – sembra ieri, ma sono passati quattro anni – e, per quanto già allora la moda dei vampiri avesse ampiamente preso piede grazie a Twilight e via dicendo, il volume dello scrittore modenese mi aveva coinvolto e divertito: a quanto ho sentito in giro, anche i due sequel, che sono stati poi velocemente messi in cantiere, hanno goduto di analogo successo.

I vivi i morti e gli altri, uscito da poco, sposta dunque l’attenzione sugli zombie e, a mio avviso, Vergnani ha fatto nuovamente centro: di certo era difficile produrre qualcosa di originale su questo tema, sfruttato dalla letteratura e dal cinema con una frequenza pari soltanto a quella con cui vengono trattati i vampiri. Ma Vergnani ha certamente qualcosa che lo distingue dagli altri: la sua ironia pungente, la fervida fantasia e la padronanza di uno stile di scrittura impeccabile. Tutto questo contribuisce a fare della vicenda dell’ex militare Oprandi, deluso e ‘scafato’ protagonista del nuovo romanzo – praticamente l’opposto dell’eroe senza macchia e senza paura! –  apparentemente privo di speranze ma non di una notevole umana profondità, una salutare lezione di vita valida per tutti. Perché Oprandi ha conosciuto il mondo e, in un certo senso, comprende le ragioni della sua caduta. Egli sa che se i morti si svegliano ed escono dalle loro tombe per dilagare ovunque nutrendosi dei vivi per trasformarli a loro volta in zombie, questo dipende da ciò che gli uomini hanno causato al nostro pianeta, essenzialmente da quanto di male essi hanno fatto. Ma Oprandi non è un moralista né uno speculatore e, tra l’altro, non ha una grande opinione di se stesso: cerca di ‘aggiustarsi’ con la situazione in cui si trova senza perdere di vista ciò che più gli interessa, la propria sopravvivenza piuttosto che quella dell’umanità, salvo rivelarsi alla fine un campione di nobiltà e di etica.

Ma prima di prendere coscienza della vera natura del personaggio, il lettore dovrà vivere insieme a lui molte vicissitudini, soprattutto molte avventure mozzafiato: l’autore è bravo a creare suspense e tensione e, da come riesce a costruire, anche ‘visivamente’, una successione di eventi in modo emozionante, si direbbe che sia pure un buon cinéphile’: la civiltà, così come la conosciamo da sempre, sta precipitando verso la rovina, i punti di riferimento validi da sempre stanno scomparendo e il senso di smarrimento da cui le persone sono prese sembra non trovare né soluzione né conforto. All’interno di questa visione disperatamente distopica, Vergnani inizialmente pone Oprandi come esemplare di umanità ‘negativa’ che non si aspetta nulla e si muove guidato esclusivamente dall’ostinato egoismo di volersi salvare a tutti i costi, raggiungendo il ‘paradiso’ per antonomasia, la Svizzera, ove ritiene la vita sia tuttora preservata. Il lavoro che si è scelto per ottenere questo scopo, quello di garantire il riposo eterno ai morti che, nel suo mondo, tutto fanno tranne che riposare, sembra crudele ma, a modo suo, non è scevro da una certa ‘pietas’ ed egli lo svolge peraltro non troppo volentieri. Ma ad un certo punto le circostanze muteranno le sue prospettive – la storia d’amore è una carta che si può sempre utilmente giocare – per l’incontro con qualcuno che avrà la meglio sulla solitudine e la disillusione  Fin qui siamo nell’ambito dell’avventura avvincente ma certo non originale. Ciò che rende il libro di Vergnani assolutamente peculiare nel genere è qualcos’altro: accanto al protagonista egli colloca alcuni altri personaggi che, come lui, sanno ben condurre il gioco dell’ironia; da nessun altra parte troveremo infatti un compagno di strada come Lillo, specializzato, non si sa come, nell’esercizio del vodoo e sempre pronto a gettarsi in imprese approssimative oppure uno zombie che, reso ragionevole – e comunicativo! –  grazie all’uso di misteriose procedure, si ostina a volersi far chiamare ‘dottore’ perché tale titolo gli spettava in vita. Nel bel mezzo di una tragedia di dimensioni colossali che riguarda tutti, infine non è  impossibile sorridere: questo è probabilmente il modo che lo scrittore utilizza per restituire a noi – e forse  a se stesso! – una speranza che altrimenti non sarebbe più concepibile; è anche il mezzo per ristabilire e far trionfare, senza timore di cadere nel patetico, la riemersa umanità di Oprandi che, con la sua sensibilità ed i suoi metodi non proprio urbani, ci ‘ammannisce’ un insegnamento toccante su cui vale la pena di riflettere.

Claudio Vergnani “I vivi i morti e gli altri”, Gargoyle Books 2013, pag.480, € 16,50

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