Kant Kino: Father Worked in Industry

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Secondo album per Kant Kino, band norvegese di EBM proposta dalla belga Alfa Matrix. Father Worked in Industry segue di tre anni il primo lavoro We Are Kant Kino – You Are Not ma non se ne distacca troppo quanto all’impostazione: il duo – Lars Madsen e Kenneth Fredstie –  pratica il verbo EBM in modo abbastanza tradizionale, talvolta aprendo al dark electro: la voce è spesso distorta, i ritmi sostenuti ma si rileva una certa attenzione per la melodia in se per sé; in ogni caso si tratta di una produzione destinata più o meno all’ambito ‘danzereccio’. L’opener “We Are Still Kant Kino” ha un titolo che suona come una rivendicazione: elettronica aggressiva dove il drumming ossessivo sorregge il synth e il canto ha un timbro quasi rabbioso; non mancano, in sottofondo, inserti di voci ‘robotiche’ per completare l’effetto. Nulla di interessante da segnalare fino alla traccia n.6, “Ich Liebe Katarina Witt”, uno degli episodi più originali: l’inizio è rallentato, compare un curioso arrangiamento di archi e l’atmosfera acquisisce una solennità assolutamente inconsueta; il ritmo aumenta in seguito ed il canto si ‘inasprisce’, ma resta la gradevole impostazione melodica. Anche la title track è da annoverare fra i pezzi un po’ elaborati e meno ‘pedestri’. Il disco si chiude con una cover del classico dei The Normal “Warm Leaetherette”, che già conosciamo nelle versioni di Grace Jones, Laibach, Boyd Rice, Pankow ed altri ancora: il brano è nel complesso ben riuscito, l’arrangiamento in stile electro convenzionale e la voce è di Claus Larsen, fondatore del progetto Leæther Strip, che ha anche prodotto l’intero album. Father Worked in Industry potrà forse accontentare i fan di Front 242, Nitzer Ebb e Hocico, ma anche loro, a mio avviso, faticheranno a trovare qualche aspetto peculiare che distingua i Kant Kino da altri diecimila progetti che fanno musica in questo settore.

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