Mogwai: Les Revenants

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Les Revenants Soundtrack rappresenta un’esperienza non del tutto nuova per i Mogwai che, già in passato, si erano cimentati nel comporre musica da film, per esempio per il documentario Zidane: a 21th Century Portrait: il loro sound già di per sé così evocativo ben si presta a rappresentare la colonna sonora di immagini cinematografiche. Nello specifico, queste quattordici tracce sono nate per accompagnare l’omonima serie televisiva francese ideata da Fabrice Gobert, nella quale si narra del miracoloso ritorno in vita di persone defunte grazie ad una sorta di energia paranormale. Esse, diversamente dai classici zombie affamati di carne umana, riappaiono nella cittadina ove vivevano per riunirsi ai loro cari. La musica creata dai Mogwai è perfettamente godibile anche senza aver visto il programma in questione, sebbene, per così dire, contenga in sé l’idea dei morti che ritornano: questa è infatti la sensazione che si riceve durante l’ascolto e non credo dipenda dal fatto che abbiamo stabilito anticipatamente questo legame mentale. Del resto, è stato lo stesso John Cummings, chitarrista della band, a raccontare che la colonna sonora è stata, in questo caso, realizzata prima del film, solo sulla base di una conoscenza generale dei temi: essa avrebbe poi fornito l’ispirazione per la stesura dello script. Non sfuggirà comunque che, per l’occasione, la musica dei Mogwai appare quasi ‘semplificata’, cioè riportata a toni pacati e pensosi, con meno distorsioni, un po’ lontana dai passaggi più forti ed energici che abbiamo a volte ritrovato nelle loro composizioni. L’album è stato preannunciato da Les Revenants EP, uscito a dicembre 2012, che conteneva quattro brani di cui tre ritornano qui in versioni rimasterizzate appena ritoccate. Si comincia con uno dei pezzi più belli, “Hungry Face” le cui sorprendenti note iniziali – un poetico tintinnio di xilofono! – introducono tastiera ed una ritmica placida a delineare un’atmosfera di armoniosa malinconia. Subito dopo, il piano angosciante di “Jaguar” e l’incedere disperato e solenne di “The Huts” ci proiettano in un sogno pieno di ombre; “Kill Jester”, poi, lentissima con piano ed archi, non contribuisce certo a risollevare l’umore. In “This Messiah Needs Watching” il suono si arricchisce e si amplia facendo arretrare la malinconia e lasciandoci intravedere gli infiniti spazi cui i Mogwai ci hanno spesso abituato e il ‘mood’ prosegue con “Special N”, dopo il brevissimo intermezzo di “Whisky Time”. Bellissima e di respiro ampio – ma non cosmico – nel gioco melodioso di synth e chitarra anche “Relative Hysteriamentre “Portugal”è così ricca di vibrazioni inquietanti da risultare angosciosa. Poco dopo, “What Are They Doing in Heaven Today?” è una curiosa cover di un gospel di Washington Phillips, forse l’unico episodio che zoppica un po’ nel coretto in stile ‘parrocchiale’, ma che di certo ha un significato nello specifico contesto.Wizard Motor” chiude ‘alla Mogwai’: spazio, cieli, orizzonti cupi e infiniti, nati per celebrare la poesia del post-rock. Se ora avete voglia di vedere la serie televisiva, tenete comunque presente che non è necessario per godersi la musica unica dei Mogwai.

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