Psyche: The influence (reissue)

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Quando venne pubblicato nel 1989, The influence me lo perdetti. Ventitre anni fa erano davvero altri tempi per quanto riguarda la circolazione delle notizie, ed aggiornarsi non era mica scontato come oggi, quando si ha tutto a diposizione, ed anche se vi trovaste per caso o per intenzione chessò, all’interno del Benin, potreste egualmente accedere all’ultimo singolo digitale del vostro gruppo funeral doom prediletto… Vero è che in quegl’anni i miei ascolti erano altrove orientati, ma coll’avanzare dell’età la mia curiosità s’è accresciuta a dismisura abbattendo steccati di genere e, purchè trattasi di sonorità tendenti all’obscuro, eccomi qua pronto a riparare. E’ l’onesto e bravo artigiano Gianfranco Santoro ad occuparsi della diffusione di questa edizione celebrativa, dalla sua bottega Final Muzik, appena a Nord di Udine, sono usciti manufatti pregevoli e di qualità, ed anche quando trattasi di operare di restauro i risultati sono sempre eccellenti. Darrin C. Huss vanta ormai una discografia sconfinata, dagli esordi col fratello Stephen nel suo Canada (Edmonton, capitale dello stato di Alberta, per fornire coordinate più complete), ad inizi ottanta, ed ha via via affinato uno stile che è distinguibile, come un marchio di fabbrica, e l’ascolto di queste dodici canzoni (opportunamente rimpolpate da cinque ottimi inediti fra mix e versioni aggiornate, fra le quali “Haunted – on Hill House mix” è davvero, subdolamente inquietante) non suscita sentimenti contrastanti (il peso del Tempo magari si fa sentire, ma non provoca sensazioni di irritazione palese come operazioni analoghe suscitano). Ben vengano, a beneficio di chi, come il sottoscritto, all’epoca perse l’attimo ovvero dei più giuovini, riedizioni come quella di The influence, perché brani come “Misery”, “Haunted”, “Illusion” e “Secret Angel”, tanto per citarne una selezione, vanno ascoltati e rivalutati, sopra tutto se si considera il contesto temporale della loro primigenia venuta al Mondo. Se la voce di Darrin non è certo da premiership, è ben vero che l’electro-dark venato di goth risulta convincente e piacevole, forse meno coraggioso se confrontato con altre release targate Psyche, ma comunque di sostanza e contenuti superiori alla media. Se non erro, in compagnia dello strumentista David Kristian (che si occupò pure della cover del presente albo e che in seguitò si segnalò come arguto manipolatore sonoro, con colonne sonore di corti e di video games) a nome Psyche venne pubblicato solo un altro disco, ma la memoria potrebbe indurmi in fallo, sono certo comunque che il monicker era tratto dal titolo di un brano dei Killing Joke, e fu questo indizio ad incuriosirmi ed a farmi conoscere i canadesi. Non solo per nostalgici, Psyche è la dimostrazione di un concetto fondamentale: nella musica, come nell’Arte in generale, l’età non conta (puntate il lettore su “The sundial” e lasciatevi trasportare dallo scorrere lento delle note, in una notte nel deserto del New Mexico…).

Per informazioni: http://www.finalmuzik.com
Web: http:www.psyche-hq.de
TagsPsyche
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