Resonance Room: Untouchable failure

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No, non è un’illusione uditiva, “The great insomnia” è reale, il suono esce davvero dalle casse dello stereo, un turbinare di note scure come la notte, pesanti; è come quando ascoltai per la prima volta gli Opeth, quella sensazione di sorpresa, macchec***ostasuccedendo, qualcosa di nuovo, che non si riesce ad individuare di prim’acchito, anche se quel suono, o meglio i suoi tanti componenti, li riconosciamo. E’ come sono combinati che rende Untouchable failure un disco di quelli da ricordare, e non solo ai fini delle personali playlist annuali. Quattro anni da “Unspoken” (sempre per MKM), ed una volta tanto, un gruppo che propone una formula personale, autentica. Pur avendolo ascoltato chissà quante volte, ad ogni nuovo passaggio nel lettore scopro un particolare che m’era sfuggito, un passaggio audace, un riff melodico, una frase azzeccata; un’ambientazione spettrale che s’era palesata solo parzialmente, nascosta tra la bruma fittissima che ricopre queste dieci tracce, ma che non cela una varietà di fonti di ispirazione tale da rendere questo disco semplicemente unico, e che pone il complesso italiano sullo istesso piedestallo di altri acuti osservatori dell’evoluzione della musica così detta alternativa (Riverside, a.e.). Se gli Evergrey hanno smarrito la retta via, i Resonance Room la riprendono, percorrendola a passo sicuro e svelto: “Outside the maze” è disperata ed epica (drammatica come i Paradise Lost sapevano rendere una canzone), in “Naivety and oblivion” si avverte la presenza di scorie sonore che fanno risalire a certi insiemi di dark-rock di scuola teutonica (come Scream Silence o The House of Usher, ma con un tasso di classe enormemente superiore), le tastiere della citata “The great insomnia” e di “Cages of dust” vi renderanno increduli, dinanzi a cotanta opulenza. Se “A picture” in principio cita i Marillion di Hogarth, “Prometheus”esprime una delicatezza sorprendente perchè incastonata in una track list che predilige un’andamento sostenuto, robusto ma intelligente, sorretto da tecnica e da intuizione. Chiarisce ulteriormente un quadro espositivo netto: i RR sono un insieme completo, focalizzato sulla composizione, e la conclusiva “Faded”, degna di un capitolo di svolta quale fu “The silent enigma” degli Anatema, ci consegna definitivamente un altro nome da tenere nella massima considerazione anche e sopra tutto per il futuro della nostra musica.

Per informazioni: http://www.mykingdommusic.net
Web: http://www.facebook.com/resonanceroom
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