Disbeliever: The dark days

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Gothic metal di palese derivazione paradiselostiana quello proposto dai volonterosi Disbeliever, ma The dark days è capace pure di riservare non poche soddisfazioni a tutti coloro che apprezzano ambientazioni romantiche e crepuscolari, dettate da un chitarrismo spigliato e sottolineate da un cantato, quello di Luis McFadden (un ex Motus Tenebrae, come il chitarrista Marco Giampaolini), adattissimo al genere. Le buone intenzioni non mancano (“Endless dreams”, “Unreal”), ed anche se la matrice è evidente, ci si può una volta tanto dedicare con attenzione al solo contenuto. Ecco così che TDD risulta infine godibile e ben rifinito, proprio perchè il fattore sorpresa viene limitato al minimo indispensabile, puntando invece i Disbeliever sull’amalgama del suono (garantita pure dall’ottimo lavoro svolto da Jens Bogren) e sull’emotività, ulteriori fattori che rendono vincente l’opera. D’altronde, se le proprie intenzioni vengono immediatamente dichiarate, va apprezzata pure l’onestà, qualità che sovente viene meno, non solo pur troppo in ambito musicale. Così, fra brani veloci (“Into eternity”) ed altri più meditati (la matura “Ordinary way”) che raccolgono il testimone ceduto loro da “Back’n’blood”, uno dei lavori più incisivi rilasciati dai finnici The 69 Eyes, ove non poco ha influito la mano del produttore, The dark days ci garantisce tre quarti d’ora di buona musica (i progressi rispetto al precedente “Soul divided” del 2010 sono palesi). I Disbeliever hanno dimostrato con questo disco di possedere buona volontà e doti tecniche appropriate, non è da tutti saper scrivere belle canzoni come “Hopelight fading”, anche se la presenza dei Maestri è a volte ingombrante. La quasi totalità dei nove (l’ultimo è una outro strumentale) titoli che compongono la track-list di The dark days è decisamente sopra la media, potendo tranquillamente reggere il confronto colla concorrenza internazionale, mai scemando la tensione, nemmeno nella parte finale del disco, ove il ritmo cala sensibilmente (la solenne “The last one” e la vagamente morriconiana “”A dark day”), evitando inutili forzature e rimanendo concentrati sulla resa finale di ogni singola canzone. Poche e basilari regole, che però sono sufficienti per ottenere ottimi risultati.

Per informazioni: http://www.wormholedeath.com/dreamcell11
Web: http://www.disbeliever.it
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