Pankow: And Shun The Cure They Most Desire

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Come preannunciato, ci occupiamo di una delle uscite più ‘succulente’ del 2013, perché riguarda una band che noi di Ver Sacrum abbiamo sempre seguito ed amato: si tratta dell’ultimo album dei Pankow And Shun The Cure They Most Desire. Superfluo riassumere la loro storia: è una carriera di prestigio che dura da trent’anni ed oltre di cui, per altro, abbiamo parlato in varie altre occasioni. Nati nella scena new wave fiorentina, antesignani dell’electro, dell’’industrial’ e dell’EBM con soluzioni musicali che poi sono state imitate da tanti, i Pankow oggi non riempiono gli stadi come i Depeche Mode – l’avrebbero voluto? – ma sono andati dritti per la loro strada. Qualcuno li ha definiti ‘duri e puri’ e così si dimostrano: accompagnati da un fedele seguito di fan che ne conosce ed apprezza la coerenza e l’intelligenza, con cambi di formazione ed alti e bassi di vario genere, come è accaduto un po’ a tutti, ma senza mai divenire il fantasma di se stessi come molti musicisti della loro generazione che non vogliamo qui citare. And Shun The Cure They Most Desire, dopo sei anni di attesa, è la prova di quanto detto: il primo CD propone i brani nuovi, il secondo remix e versioni aggiornate di classici tratti da album precedenti ed il tutto è un ascolto davvero entusiasmante, come del resto il recente EP Hogre, che ne ha anticipato l’uscita, lasciava chiaramente intendere. La formazione attuale vede la presenza di Maurizio Fasolo/FM e Paolo Favati di nuovo insieme, mentre Alex Spalck, mitico ex-frontman, ha scritto i testi e cantato in tre soli brani: il suo posto, negli altri casi, è stato stabilmente occupato dal belga Bram Declercq che, come si è visto anche nel bellissimo concerto di Firenze, non delude affatto le aspettative. Il disco presenta nel complesso tutte le caratteristiche dei migliori Pankow: oscuro ma anche ironico e dissacrante, sperimentale quel tanto che basta da renderlo intrigante ma senza mai cedere al ‘rumore’ fine a se stesso, moderno ed originale benché sia ricco dell’esperienza di anni di buona musica, in sostanza una carica di energia fisica e mentale. Dopo i pochi secondi introduttivi di Purcell, ecco irrompere “Dirty Old Men”, uno dei brani più deliziosamente provocatori ma musicalmente più minimali, in cui il carisma del canto trascina il resto dietro sé. L’atmosfera si appesantisce assai con “Logophobia”, un incubo metropolitano di solido ‘industrial’ dal ritmo febbrile ed ansiogeno e anche la successiva “Crash & Burn” non concede un attimo di relax, giacché il ‘drumming’ prende letteralmente a martellate i nostri nervi, ma che adrenalina! Anche “Mortality” ha un ritmo sufficientemente ossessivo con sonorità pesanti come macigni che più in là si attenuano nella versione remix di Favati, rallentata ma pervasa da un afflato di oscurità vagamente angosciosa. “Escape from Beige Land (MMXII)” si srotola ipnotica, insinuando sottili punte di apprensione, mentre “Regenerated Degenerated”, a mio avviso una delle più belle, disegna nuovamente visioni metropolitane fatte di ciminiere e residui metallici, un inferno senza possibilità  di fuga. Tanto meno, poco dopo in “Radikal”, si sfugge alla diabolica filastrocca: ‘seid radikal’, ribadita tutto il tempo in modo stordente fino a culminare nel curioso motteggio al vecchio ‘zio’ Alex che sarebbe un vero fallimento! Poi, dopo la sperimentale “Kein Entkommen”, un ‘cedimento’ ad un motivo appena più accattivante, ma perfetto per i dancefloor che preferiamo: “Don’t Follow”, il synth-pop targato Pankow, di cui non c’è molto da fidarsi, a causa di qualche inserto in verità un po’ ‘abrasivo’; sulla stessa linea viaggia anche “No More Sleep”, quanto di più ‘morbido’ i nostri siano al momento inclini ad offrire.

Nel secondo CD trovano posto reinterepretazioni di brani già noti, per esempio “Das Wodkachaos” – da non perdere anche il remix a cura di Schwefelgelb! –  “Gimme More”, “Me and My Ding Dong”, quest’ultima davvero  brillante nel remix di Tying Tiffany, e ancora “Deny Everything”, “Don’t”, “A Wine Called Anarchy” ed “Extreme”: un godimento per noi vecchi fan, che sentiamo rafforzarsi l’attaccamento alla band, una scoperta certo importante per i fan più recenti.

TagsPankow
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