Swans

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Swans a Roma - foto di Ankh

Mi rendo conto del fatto che scrivere la recensione di un concerto a più di due mesi di distanza può sembrare assurdo; d’altra parte, mi sembrava un peccato non lasciare traccia alcuna del secondo passaggio a Roma, nel giro di tre anni, di uno dei gruppi che hanno fatto la storia della musica industriale e alternativa in genere.

Descrivere nel dettaglio la storia della creatura di Michael Gira penso che sarebbe tanto inutile quanto complesso, vista l’importanza del gruppo e del suo deus ex machina nell’evoluzione di certe sonorità noise. Gruppo, peraltro, caratterizzato da una storia travagliata, contraddistinta da notevoli cambiamenti di rotta nelle sonorità espresse sia su supporto discografico sia sul palco ma, bisogna dirlo, in grado di mantenersi sempre su livelli estremamente elevati.

Il mio primo concerto degli Swans risale a poco più di due anni fa, nello stesso locale: alla vigilia di quella esibizione, avevo qualche dubbio su ciò che avrei dovuto aspettarmi; stavolta, ero certo che sarebbe stata un’altra esperienza devastante, soprattutto dopo l’ascolto della loro ultima fatica discografica, che non solo prometteva a chiare lettere un’esecuzione live di violenza inusitata ma sembrava essa stessa molto vicina all’esecuzione live che ricordavo.

Ma andiamo per gradi; arrivo in perfetto orario al Circolo degli Artisti, incontrando alcuni amici che, purtroppo, non erano riusciti a trovare i biglietti: la data di Roma è andata completamente sold out. Il tempo di fare due chiacchiere all’esterno ed entro nella sala rendendomi conto del fatto che l’esibizione del gruppo spalla, gli Xiu Xiu, è appena terminata, essendo iniziata molto in anticipo rispetto all’orario dichiarato; non mi faccio crucciare troppo dalla cosa e cerco una posizione decente abbastanza vicina al palco; non riesco a trovare una posizione centrale, perciò mi sistemo su un lato, trovandomi ben presto ad osservare con preoccupazione le casse, pericolosamente vicine ai miei padiglioni auricolari. Ma, penso, cosa potrà mai essere? Di concerti ne ho visti a centinaia e anche stavolta ce la farò; non so se è stata la memoria a tirarmi un brutto scherzo, affievolendo il ricordo del wall of sound generato dagli Swans in versione live, o se stavolta gli sono stati loro ad essere ancora più cattivi: fatto sta che, fin dal primo brano, dall’impianto esce una musica talmente violenta, potente e ossessiva da lasciarmi completamente senza fiato. Nel giro di un attimo inizio a sentire le vibrazioni più assurde, comprese quelle della camicia sulle braccia e dei pantaloni sulle gambe, per non parlare dell’impatto che arriva sul torace ad ogni nota emessa dal basso. L’impatto è talmente violento che, nei rarissimi momenti di silenzio, ho l’impressione di perdere l’equilibrio, come capita quando una forte folata di vento scompare all’improvviso: per sopportare la violenza vomitata dalle casse, probabilmente, il mio corpo si è inconsciamente messo in una posizione squilibrata. In seguito ho sentito dire che nel pubblico, qualcuno non è riuscito a reggere l’impatto e, sulla lunga distanza, ha perso i sensi. Come dicevo poco fa, chi ha ascoltato The Seer può avere un’idea (a dire il vero abbastanza vaga) di cosa è accaduto al Circolo degli Artisti, perché quel disco rende abbastanza bene l’idea di come suonano dal vivo gli Swans  del 2013; però l’impatto fisico, reale, lo ha avuto solo chi era presente alla performance. Il brano portante dell’ultimo lavoro, la title track “The Seer”, nell’esecuzione live è passata da trentadue minuti a tre quarti d’ora pieni, risultando ancora più alienante e soffocante. Il gruppo di persone sul palco sembrerebbe degno di un serial televisivo sugli assassini seriali: a partire da Michael Gira, classico personaggio apparentemente affabile ma assolutamente marcio dentro; passando per Christopher Pravdica, che sembrerebbe essere una persona simpatica e allegra ma che diventa assolutamente distruttivo quando imbraccia il suo basso; continuando con  Norman Westberg, immobile nel suo angolino, il classico personaggio di cui, nelle interviste ai vicini di casa il giorno dopo la strage, tutti dicono: “sembrava una persona così riservata…”; per chiudere con  Christoph Hahn, personaggio a dir poco enigmatico, sempre concentrato sulla sua slide guitar.

In alcuni tratti il suono sembrava imperfettamente miscelato (a tratti la voce, alcune percussioni e la slide guitar si sentivano poco), ma mi rendo anche conto che bilanciare bene una tale violenza sonora non debba essere opera facile.

Un concerto che, ne sono sicuro, è stato molto apprezzato da coloro che, come me, amano gli Swans da lungo tempo; allo stesso tempo, per quasi tutti i “curiosi”, che erano giunti al Circolo degli Artisti sulla scia della fama del gruppo o trascinati più o meno a forza da qualcun altro, immagino che l’esperienza possa essere stata abbastanza traumatizzante. In ogni caso, malgrado l’età non esattamente da teen ager, gli Swans sono decisamente in forma e dal vivo sono in grado di far impallidire molti gruppi ben più giovani e aitanti.

Swans a Roma - foto di Ankh

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