Waterglass: And the Bleak Shall Inherit

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Band britannica in attività dagli anni ’90, i Waterglass seguono le orme del post-punk in forma sufficientemente personale; And the Bleak Shall Inherit è soltanto il loro secondo album, ma è uscito a distanza di circa dieci anni dal primo, Wisdom Like Silence, dopo una serie di vicissitudini e svariati cambiamenti nella line-up: oggi sono in tre e sembrano aver trovato la stabilità necessaria a produrre un disco grazioso e piacevole all’ascolto, dark quanto basta a ricordare tempi più fecondi dei nostri. La vocalist Victoria, seppur esente da virtuosismi, sa usare tonalità suggestive e romantiche, mettendo in risalto melodie cupe e malinconiche che sanno di boschi oscuri dai rami intricati, di scogliere solitarie e di… Joy Division, almeno per quanto riguarda il suono del basso, la cui scuola è ben riconoscibile. L’opener “Like Raindrops” propone una lunga introduzione per l’appunto caratterizzata da un basso cupissimo e da una chitarra altrettanto dolorosa sulle quali si innesta il canto malinconico e ricco di pathos: non male come inizio. Post-punk a go go anche nella seconda traccia, “Bleak”, mentre in “Far From Faith” abbiamo più che altro un’incursione in territorio ‘Cure’ ma davvero notevole è, subito dopo, “Message Ends”, una via di mezzo fra una ballata ed un pezzo di gothic rock. Anche la graziosa, tristissima “Station One” alterna momenti da ballata introspettiva a improvvise impennate della chitarra che rendono l’atmosfera alquanto tesa. Segnalo ancora “Someone Like You”, che introduce elementi vagamente ‘ambientali’, ma risulta un po’ compromessa dal canto, eccessivamente ‘sospiroso’ in qualche passaggio, e poi “Seventeen”, che ha il sapore di una ballata folk in stile medioevale.

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