Alien Skin: The Secret Garden

0
Condividi:

The Secret Garden è il quarto album per Alien Skin, progetto di George Pappas, già tastierista – dagli anni ’90! – degli australiani Real Life. Per tutti questi anni, Pappas ha gravitato nel mondo della musica, grazie anche alla sua attività di produttore. Diversamente dal synth pop classico della band di origine, la produzione di Alien Skin appare crepuscolare ed intimista, pervasa di sonorità oscure, spesso lugubri e deprimenti anche se non mancano, talvolta, sfumature eteree e sensuali. Questi effetti sono ottenuti mediante l’uso di melodie morbide – ma generalmente assai meste! – al synth e della voce con toni sommessi ed introspettivi. Apre la title track, un brano dai suoni ‘vintage’ che richiamano le atmosfere più malinconiche dei Depeche Mode. Come spiegato dallo stesso Pappas in un’intervista, “The Secret Garden” fu scritta tra l’altro nel 1985 e riesumata e riadattata per questo disco: si può dire che vi si respiri proprio l’aria di quegli anni. Segue “Save Me”, fredda ed inquietante, ma il canto è triste ed accorato: i paesaggi evocati appaiono grigi e pieni di nebbia. “Crushing Flowers”, cupissima e gotica, è uno degli episodi migliori, ma anche “19th Century Girl”, dall’incedere più solenne, ha una melodia suggestiva ed avvolgente.  Dopo la scabra e sinistra “Here You Are”, “On A Fine Day” risulta invece orecchiabile ed accattivante. Da segnalare ancora la tristissima e decadente “Blue” e l’inattesa “Sunny Day”, un filo meno cinerea e più luminosa, una gradevole melodia pop. In sostanza The Secret Garden è mediamente un lavoro valido ma, come giustamente rilevato a suo tempo a proposito di  The Unquiet Grave, non si può evitare che, qua e là, faccia capolino un po’ di noia: fra ‘dark’ e ‘moscio’ continua ad esserci, a mio avviso, una certa differenza.

Condividi:

Lascia un commento

*