Francesco Dimitri: L’Età Sottile

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Dopo La Ragazza dei Miei Sogni e Pan, Francesco Dimitri era già diventato un autore di riferimento per il fantasy in Italia. Per i due romanzi le lodi si sprecavano; io stessa avevo apprezzato entrambi, molto diversi fra loro ed ognuno pregevole per differenti ragioni. Il primo, esile e poetico, era pervaso di quella malinconia un po’ sognante che resta dentro anche a lettura finita: mi aveva subito conquistato tanto da convincermi ad acquistare il secondo che, molto vicino alle caratteristiche migliori  di Neil Gaiman, uno dei miei scrittori preferiti, non poteva che entusiasmarmi.

Dopo l’intermezzo, a mio avviso un po’ interlocutorio e non da tutti bene accolto di Alice nel Paese della Vaporità, ecco arrivare l’atteso L’Età Sottile, in cui Dimitri si cimenta con la tematica adolescenziale inquadrandola nel mondo della magia, senza tuttavia discostarsi dalle ambientazioni che gli sono care, qui Roma ed anche la Puglia: si potrebbe pensare ad un Harry Potter prelevato dalle guglie di Hogwarts e trapiantato sui dolci lidi dello Ionio. Il protagonista della storia è un giovane già nel pieno delle problematiche di un’età così complessa che, per lui, forse lo è di più: amori, difficoltà in famiglia complicate dal lutto, non ancora metabolizzato, per la perdita della mamma, interrogativi esistenziali ed incertezza – praticamente ‘nebbia’ – sul futuro. Chiunque di noi sia in grado di ricordarlo, sa di essersi sentito, almeno per un periodo della propria fanciullezza, smarrito come Gregorio. Non a tutti quanti sarà però accaduto di imbattersi in qualcuno che cambierà radicalmente la sua situazione. Intendiamoci: un ‘incontro decisivo’, è un’esperienza capitata a molti. Spesso e volentieri, se non si tratta di un genitore, è una figura adulta determinante per qualche ragione che diventa poi ‘di riferimento’ per l’adolescente in crescita. E’ la natura di Levi, la persona fondamentale per Gregorio, che risulta del tutto sui generis: infatti, grazie a lui, il ragazzo diverrà un apprendista dell’arte della magia, entrando in contatto con un mondo di cui, come ogni individuo banalmente ‘normale’, aveva sempre ignorato l’esistenza. A questo punto la fervida fantasia dell’autore si scatena e la lettura diviene davvero godibile: le prove cui il protagonista viene sottoposto – unitamente ad altri tre coetanei, come lui apprendisti: del resto anche Harry Potter aveva Ron ed Hermione… – sono una sorta di metafora della crescita, della quale riescono perfettamente a rendere la durezza. Il mondo magico vive parallelamente all’apparenza, seguendo leggi proprie che spesso si discostano da quelle che fanno parte della società civile. Come già sperimentato in Pan e, prima di lui, da Gaiman, Dimitri si diverte a immaginare visioni che hanno tutte le caratteristiche della realtà senza esserlo. Sfruttando le sue conoscenze in ambito magico, le utilizza per evidenziare le ragioni più profonde del quotidiano, per estrarne significati sotterranei, pervenendo alla fonte delle cose ed all’alba dei tempi; in questo modo riesce a fare di un libro fantasy una lettura assolutamente coinvolgente ed attuale. Oltre ad offrire prospettive di osservazione insolite, l’autore segue da vicino il processo di crescita del protagonista: inutile dire che anche L’età sottile,  come molta letteratura fantastica, può essere inquadrato fra i romanzi di formazione. Le avventure di frequente assai rischiose, le sofferenze ed il confronto spesso serrato con il ‘Maestro’ hanno proprio lo scopo di liberare Gregorio dalle ‘zavorre’ dell’infanzia, di educare la sua volontà perché sia indirizzata al raggiungimento della ‘giustizia’ vera, anche quando essa si discosta dalla concezione etica di ‘uso’ comune. La fase della vita in cui egli si trova segna il confine, appunto ‘sottile’, con un’altra successiva molto più ‘stabile’ e difficile da plasmare: le possibilità che si apriranno saranno di gran lunga inferiori. Della maturazione fa parte, chiaramente, anche la sfera sessuale – ma questo la sappiamo già da Pan! – che, in questo mondo parallelo, assume un’importanza tutta particolare: il soddisfacimento delle pulsioni erotiche diviene infatti lo strumento più ‘naturale’ per creare il terreno adatto a far funzionare la magia, perché amplia le percezioni ed altera gli stati di coscienza, trasferendoli in un ambito, per così dire, ‘superiore’, analogamente a quanto accade con alcool e droghe. Ovviamente il bravo ‘mago’ dovrà riuscire a raggiungere i suoi scopi senza ricorrere ad ‘aiuti’ esterni, anche se, nell’emergenza della lotta contro il male, i nostri personaggi dovranno ancora servirsene, quasi si volesse intendere: una tantum si può!

Sbaglierebbe comunque chi si facesse l’idea che L’età sottile sia una sorta di favoletta didascalica ad uso e consumo di un pubblico da educare. Dimitri è palesemente un esperto in materia di magia, occultismo ed affini, come si comprende da numerose citazioni dotte, e inoltre, lo stile non è certo ‘giovanilistico’ bensì denso ed impegnativo: la sua prosa è efficace ed ineccepibile sotto ogni aspetto, come sa chi lo abbia seguito fin dal primo lavoro. La storia raccontata in questo suo libro, oltre che avvincente, può senz’altro essere utile ad una fascia di pubblico eterogenea e ciascuno, se vi si abbandonerà, saprà trarne qualcosa per sé.

Francesco Dimitri “L’Età Sottile”, Salani 2013, pag.320, € 15,90

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